Il rimpatrio sanitario non è un volo di linea: è un trasferimento protetto di persone malate dall’estero all’Italia che richiede un certificato medico che attesti la idoneità al viaggio, il cosiddetto «fit to fly».
La presenza del «fit to fly», rilasciato dal medico curante sul posto, è la conditio sine qua non per avviare ogni procedura. Questa documentazione attesta che il trasferimento non presenta rischi sanitari aggiuntivi; senza di essa né compagnie né servizi sanitari specializzati procedono al rimpatrio. La spiegazione ripubblicata dalla giornalista Carlotta De Leo dopo il rientro, sabato 12 settembre, di Alessandro Di Battista – vittima di un malore a Cuba – ha rimesso al centro questo passaggio tecnico ma decisivo.
Nel complesso meccanismo il ruolo della Farnesina e della rete consolare è quello di coordinare, non di sostituirsi alla valutazione medica. Ambasciate e consolati possono mettere in contatto il connazionale con strutture sanitarie locali, segnalare vettori per il trasporto sanitario e facilitare i contatti con compagnie assicurative o fornitori di voli sanitari. Quando il trasferimento richiede mezzi speciali, si attivano servizi di trasporto sanitario, che vanno da ambulanze locali a aeromobili attrezzati con personale medico e barella, a seconda della gravità clinica.
Restano però margini di incertezza sui costi. Le spese per un rimpatrio sanitario possono essere molto elevate e, salvo coperture assicurative private o interventi straordinari, ricadono sul paziente o sui suoi familiari. Esistono procedure per richiedere preventivi e valutazioni prioritarie da parte dei fornitori di servizi sanitari, ma non c’è un tariffario pubblico unico e la variabilità di preventivi e opzioni rimane ampia. È quindi consigliabile verificare subito la copertura assicurativa e richiedere più preventivi prima di autorizzare il trasferimento.
Per i romani che si trovano ad affrontare casi di emergenza all’estero, la pratica utile è concreta: ottenere al più presto il certificato «fit to fly» dal medico locale, raccogliere cartelle cliniche e referti tradotti se possibile, contattare la propria polizza e informare l’ambasciata o il consolato competente. Segnalare il caso alla Farnesina può velocizzare la logistica, ma non elimina la necessità di accordi economici con i fornitori del trasporto. In chiusura, dopo casi che attraggono l’attenzione pubblica, resta il nodo della trasparenza sui costi: una variabile che per molte famiglie può trasformare una emergenza sanitaria in una lunga trattativa amministrativa.
