La Cronaca di Roma
editoriale

Santori senza casco: la lezione mancata sulla sicurezza urbana a Roma

La foto del consigliere Fabrizio Santori su un monopattino senza casco riapre il tema della responsabilità simbolica degli amministratori in una fase di stretta normativa e controlli intensificati sulla micromobilità.

Santori senza casco: la lezione mancata sulla sicurezza urbana a Roma

Il 9 settembre 2026 la Repubblica ha pubblicato la foto e la cronaca dell’episodio: il consigliere comunale Fabrizio Santori è stato ritratto a Roma mentre circolava su un monopattino senza casco. Santori ha poi chiesto pubblicamente scusa e, come riportato nella stessa ricostruzione, ha commentato con ironia «Salvini? Si arrabbierà».

Più che un’imprudenza individuale, il gesto ha una rilevanza simbolica che vale come monito nella città dove le regole sulla micromobilità sono state recentemente irrigidite. Il casco per i monopattini è obbligatorio dal 2024 e la sua applicazione è stata resa operativa e rafforzata con le misure introdotte nel 2026. Inoltre, dall’16 maggio 2026 è entrata in vigore l’obbligatoria targatura dei monopattini (con sanzioni previste tra i 100 e i 400 euro per chi circola senza), mentre la copertura assicurativa è prevista a partire dal 16 luglio 2026.

Questi non sono dettagli secondari: nei mesi di maggio–luglio 2026 amministrazioni locali e forze di polizia hanno intensificato controlli e sanzioni su mancato uso del casco, assenza di targa e altre violazioni legate alla micromobilità, con servizi giornalistici che documentano aumenti di pattugliamenti e verbali in città come Roma e Milano. L’episodio di Santori non cade dunque in un vuoto normativo, ma all’interno di un contesto di enforcement attivo che rende più netta la dissonanza tra comportamento pubblico e regole diffuse.

La dimensione simbolica conta: amministratori e rappresentanti pubblici non sono solo titolari di potere decisionale, ma anche esempi osservabili. Quando chi amministra la città si sottrae alle norme che invitano i cittadini a comportamenti prudenti, il messaggio che passa è ambiguo e mina la cultura della sicurezza urbana. La credibilità istituzionale si costruisce anche con gli atti quotidiani — rispettare i dispositivi di protezione, la segnaletica e le norme significa consolidare norme e pratica civica.

Le scuse pubbliche sono una risposta necessaria ma insufficiente. Oltre alla rettifica individuale, servono risposte istituzionali che trasformino l’episodio in occasione di chiarimento e prevenzione: verifiche interne, eventuali richiami al regolamento del mandato, misure formative sulla sicurezza stradale rivolte agli eletti e campagne di comunicazione che ricollocano il valore dell’esempio al centro della responsabilità pubblica.

Va inoltre segnalato che, alla data del 10 settembre 2026, dalle fonti giornalistiche e istituzionali disponibili non risultano provvedimenti disciplinari o sanzioni pubblicamente documentate a carico del consigliere oltre la nota di scuse. Questo non esclude che possano seguire verifiche o iniziative nelle ore successive, ma fotografa per ora la situazione pubblica immediata.

In conclusione, la posta in gioco è concreta: la sicurezza urbana non è soltanto ingegneria o regolamentazione tecnica, è anche fiducia. Se le istituzioni vogliono promuovere una città più sicura, devono prevedere che i loro rappresentanti siano modelli osservabili dei comportamenti richiesti ai cittadini. Senza coerenza, le campagne, i controlli e le multe rischiano di perdere parte della loro efficacia.

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