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A Roma torna il Trittico contemporaneo: tre visioni della danza

A Roma torna il Trittico contemporaneo: tre visioni della danza

Tre coreografie, tre modi di intendere il corpo e il movimento, un solo palcoscenico: il Teatro dell’Opera di Roma ripropone il Trittico contemporaneo. Un appuntamento che mette alla prova il pubblico con linguaggi molto diversi e riporta al centro l’eredità della danza del Novecento.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il Corpo di ballo diretto da Eleonora Abbagnato presenterà un programma ispirato alla stagione dei Ballets russes, con Afternoon of a Faun, Petruschka e Le Sacre du printemps. Le rappresentazioni sono previste tra ottobre e novembre, mentre il 26 ottobre è in calendario il gala Icone della danza, con la partecipazione di stelle internazionali del balletto.

Il valore del Trittico non sta soltanto nella presenza di titoli celebri. La sfida è costruire un dialogo tra sensibilità coreografiche differenti, restituendo al pubblico opere nate in epoche diverse ma ancora capaci di interrogare il rapporto tra individuo, gruppo, istinto e rito.

Il confronto passa anche attraverso l’universo creativo di Pina Bausch e Jerome Robbins, due nomi che hanno lasciato un segno profondo nella danza contemporanea. In scena, la precisione tecnica non basta: servono presenza, tensione e capacità di dare un significato al gesto. «Il corpo non è soltanto uno strumento: è il luogo in cui la musica diventa conflitto, memoria e racconto».

Per il Corpo di ballo dell’Opera di Roma, guidato da Abbagnato, il ritorno del trittico rappresenta quindi anche una verifica artistica. Misurarsi con repertori così riconoscibili significa evitare sia la semplice riproduzione museale sia l’aggiornamento forzato: il punto è capire come quelle coreografie possano parlare a una platea di oggi.

Il contesto del Trittico contemporaneo

Il richiamo ai Ballets russes offre una chiave di lettura essenziale. Quella stagione trasformò la danza in un luogo di incontro tra musica, arti visive e teatro, aprendo la strada a una concezione più moderna dello spettacolo. Petruschka e Le Sacre du printemps appartengono a questo immaginario di rottura, mentre Afternoon of a Faun introduce una dimensione più sospesa e intimista.

Accostare questi lavori significa accompagnare lo spettatore da una coreografia all’altra senza offrirgli una sola risposta. C’è la seduzione del gesto, ma anche la sua inquietudine; c’è la forma, ma anche la sua crisi. È proprio questa alternanza a rendere il programma più di una sequenza di titoli prestigiosi: un percorso tra tre idee di contemporaneità.

Il gala del 26 ottobre aggiunge un ulteriore elemento di interesse, portando sul palcoscenico interpreti di rilievo internazionale. Resta da vedere quanto il pubblico romano saprà riconoscersi in una proposta che non cerca scorciatoie e che chiede attenzione, ascolto e disponibilità a lasciarsi spiazzare. In un’epoca di spettacoli sempre più rapidi, è ancora la danza capace di fermare davvero lo sguardo?

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