Più golf cart nel cuore di Roma, più domande sulla gestione del centro storico: il servizio turistico va organizzato o fermato nell’area Unesco? La partita non riguarda soltanto il decoro, ma anche sicurezza, traffico, pedoni e tutela di luoghi che ogni giorno sopportano una pressione enorme.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, in Regione Lazio è stata presentata una proposta di legge mentre l’associazione Metur chiede una regolamentazione precisa del settore. La posizione dei gestori è netta: “Vanno limitati gli accessi, non vietate”. Ma chi dovrebbe stabilire quanti mezzi possono passare, su quali strade e con quali requisiti?
Il nodo, infatti, non sembra essere soltanto il sì o il no ai golf cart. Se il loro numero è in crescita, lasciare tutto senza criteri potrebbe significare aumentare la pressione su vie già congestionate e su aree frequentate da residenti, visitatori e attività commerciali. Al tempo stesso, un divieto generalizzato rischierebbe di cancellare un servizio turistico senza distinguere tra percorsi sostenibili, mezzi adeguati e situazioni realmente problematiche.
La domanda scomoda è un’altra: Roma vuole governare la mobilità turistica o limitarsi a intervenire quando il centro è già saturo? Un’area Unesco non può essere trattata come un semplice circuito commerciale, ma la tutela del patrimonio non dovrebbe diventare nemmeno una formula automatica per bloccare ogni servizio rivolto ai visitatori.
Servono criteri verificabili: autorizzazioni, numero massimo di mezzi, percorsi compatibili con la sicurezza dei pedoni, fasce orarie e controlli effettivi. Senza questi elementi, il confronto resta prigioniero di due slogan opposti: da una parte “lasciate lavorare”, dall’altra “vietate tutto”. E nessuno dei due, da solo, risolve il problema.
Cosa cambierebbe con nuove regole per i golf cart
Una disciplina più puntuale potrebbe separare le aree dove i golf cart rappresentano un servizio utile da quelle in cui il passaggio crea rischi o ostacola la mobilità ordinaria. Non basterebbe quindi stabilire un divieto nell’area Unesco: bisognerebbe definire percorsi, limiti di accesso, requisiti dei mezzi e responsabilità degli operatori.
Per i residenti, regole chiare significherebbero soprattutto meno incertezza e più possibilità di controllo. Per i gestori, invece, autorizzazioni trasparenti e criteri uguali per tutti potrebbero offrire maggiore stabilità. Resta da capire se la proposta di legge riuscirà a trasformare il conflitto in un sistema di regole concreto o se Roma continuerà a scegliere tra tolleranza e divieto soltanto dopo l’emergenza.
La capitale deve proteggere il suo patrimonio, ma anche dimostrare di saper organizzare i servizi che il turismo produce: il vero banco di prova sarà capire se il centro storico può restare accessibile senza diventare un percorso a ostacoli per chi ci vive.
