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Tintoretto, il Comune sposta gli uffici e il conto lo pagano i lavoratori

Tintoretto, il Comune sposta gli uffici e il conto lo pagano i lavoratori

Quattro ore al giorno per andare e tornare dal lavoro non sono un semplice disagio: sono una parte della giornata sottratta alla famiglia, al riposo e alla vita personale. È questo il nodo che riemerge con il trasferimento di centinaia di dipendenti del Comune di Roma dalla Garbatella alla sede del Tintoretto.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, per molti lavoratori il nuovo tragitto potrebbe superare complessivamente le quattro ore quotidiane, anche per l’assenza di collegamenti diretti con treni o metropolitana. Una dipendente ha riassunto così il timore: «A chi viene da lontano quanto tempo resta da vivere fuori?».

La domanda è più ampia di una protesta sul cambio di sede. Quando un’amministrazione modifica il luogo di lavoro, non sposta soltanto scrivanie e archivi: ridisegna gli orari, i costi e l’equilibrio quotidiano di centinaia di persone. Il tempo del viaggio diventa una tassa non scritta che ricade sui dipendenti, soprattutto su chi arriva da zone periferiche o da fuori Roma.

Il punto non è stabilire se il Tintoretto sia una sede utilizzabile in assoluto. Il punto è capire se sia stata valutata fino in fondo la sua accessibilità per chi deve raggiungerla ogni giorno. Una sede può essere adeguata sulla carta e diventare difficilmente sostenibile nella vita reale, quando il trasporto pubblico non consente collegamenti semplici e prevedibili.

Le conseguenze non riguardano soltanto il personale. Più tempo passato negli spostamenti può significare maggiore stanchezza, costi aggiuntivi e minore disponibilità per la cura dei figli o dei familiari. Nel medio periodo, il rischio è che una scelta organizzativa presentata come funzionale produca invece disaffezione, assenze più difficili da gestire e una qualità del lavoro più fragile.

Naturalmente, non basta il racconto del disagio per concludere che il trasferimento sia sbagliato. Servono dati: quanti dipendenti saranno coinvolti, quali tempi medi di percorrenza sono stati considerati, quali alternative sono state esaminate e se siano previste misure per ridurre l’impatto. Senza queste informazioni, il confronto resta sospeso tra esigenze amministrative e costi concreti scaricati sui lavoratori.

Il costo nascosto del trasferimento al Tintoretto

Il costo più evidente è quello del viaggio, ma non è l’unico. Aumentano potenzialmente le spese per abbonamenti, carburante o parcheggio; si restringe il tempo disponibile prima e dopo il lavoro; diventa più complicata la conciliazione familiare. Sono effetti difficili da leggere in un bilancio, ma incidono sulla sostenibilità dell’organizzazione quanto una voce di spesa.

Per questo il trasferimento dovrebbe essere accompagnato da un confronto trasparente con il personale e da una verifica concreta dei collegamenti. Se il Comune di Roma chiede efficienza ai propri dipendenti, deve anche garantire condizioni che non trasformino l’efficienza in una corsa a ostacoli quotidiana. La domanda finale è semplice: una sede è davvero funzionale se per raggiungerla il lavoro comincia molto prima dell’orario d’ufficio e finisce ore dopo?

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