La morte di due ambulanti al Palio di Allumiere — un uomo di 36 anni e un ragazzo di 15 — riapre la questione: come vengono davvero controllate sicurezza e impianti nelle sagre della provincia?
Le indagini hanno imboccato la pista della possibile fuga di monossido di carbonio, una ipotesi che, se confermata, non sorprenderebbe gli addetti ai lavori: il monossido è silenzioso, invisibile e spesso legato a stufe, generatori o cucine improvvisate in spazi poco ventilati. Ma il punto non è solo la causa tecnica, è la catena di responsabilità che circonda ogni manifestazione popolare che porta migliaia di persone per qualche giorno in un paese.
Nel modello attuale la prima parola spetta agli organizzatori, chiamati a predisporre autorizzazioni, piani di sicurezza e il rispetto delle norme sanitarie e antincendio; poi entrano in gioco il Comune, la polizia locale, i vigili del fuoco e gli organi sanitari per i controlli. La domanda è semplice: questi passaggi sono sempre svolti con la stessa cura di un grande evento cittadino oppure la dimensione ‘paese’ crea zone grigie dove protocolli e verifiche diventano formali? La responsabilità non è soltanto burocratica: è pratica e tecnica, e richiede personale formato e strumenti di monitoraggio.
Alla base c’è anche una questione di cultura: tanti ambulanti lavorano per poche serate, con attrezzature portatili e ridotta attenzione alla manutenzione. Servirebbe una maggiore diffusione delle pratiche preventive — misuratori di CO nei punti di cottura, ventilazione obbligatoria per le cucine, divieto di tenere generatori in spazi chiusi — ma anche controlli stringenti e veri sopralluoghi prima e durante l’evento. Non bastano modulistica e firme: servono ispezioni tecniche con personale qualificato e sanzioni certe per chi non rispetta gli standard minimi.
Per i cittadini e i frequentatori delle sagre c’è un aspetto pratico immediato: evitare le aree chiuse con apparecchi a combustione, segnalare odori sospetti, riconoscere i primi sintomi da monossido (mal di testa, nausea, confusione) e chiamare i soccorsi senza indugio. Ma la responsabilità ultima resta collettiva: amministrazioni, organizzatori e forze dell’ordine devono trasformare lo choc di una tragedia in norme più chiare e controlli più rigorosi.
Se la pista del monossido fosse confermata dalle analisi, allora questa non potrà passare per una fatalità: sarà la prova che nelle feste popolari la sicurezza non è un optional né un dettaglio da rimandare. È il prezzo, umano e civile, che paghiamo quando le regole restano sulla carta e la prevenzione diventa un vezzo anziché un dovere.