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Ferentino, 8.165 euro alla moglie dell’assessore: ora il Comune deve spiegare

Ferentino, 8.165 euro alla moglie dell’assessore: ora il Comune deve spiegare

Un incarico da 8.165 euro può diventare un problema politico molto più grande della cifra. A Ferentino, l’affidamento diretto alla società di Cinzia Turchetta, ingegnera e moglie dell’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli, ha acceso il dibattito su trasparenza, opportunità e fiducia nelle istituzioni.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, l’incarico riguarda un lavoro di riqualificazione affidato dal Comune. Un esposto chiede all’amministrazione di verificare l’eventuale conflitto di interessi e di valutare anche la rimozione dell’incarico. Al momento, però, non si tratta di una prova automatica di illecito: il punto è capire come sia stata presa la decisione e quali controlli siano stati effettuati.

La replica di Turchetta è netta: “Nulla da dire, sono un ingegnere libero professionista che lavora anche con il pubblico”. Una posizione legittima, che però non chiude la questione politica. Perché quando il beneficiario di un affidamento è legato da un rapporto familiare a un esponente delle istituzioni, la domanda non riguarda soltanto la regolarità formale dell’atto.

Riguarda anche l’apparenza di imparzialità. E in amministrazione pubblica l’apparenza, quando si parla di denaro e incarichi, pesa eccome. Il Comune dovrà chiarire se siano stati individuati altri professionisti, quali criteri abbiano portato alla scelta e se chi aveva responsabilità decisionali abbia valutato l’opportunità di astenersi.

Il rischio, altrimenti, è quello già visto troppe volte: tutto può essere formalmente in ordine, ma restare politicamente opaco. E quando le spiegazioni arrivano solo dopo l’esposto o dopo che il caso finisce sui giornali, la fiducia dei cittadini si indebolisce ancora di più.

Affidamento diretto, legami politici e trasparenza: cosa va verificato

L’affidamento diretto non equivale di per sé a un’irregolarità. Proprio per questo, il Comune dovrebbe mettere a disposizione con chiarezza gli atti, la motivazione della scelta, l’oggetto preciso della prestazione e le verifiche svolte dagli uffici. Sono questi elementi, non il solo legame familiare, a stabilire se la procedura sia stata corretta.

Va inoltre chiarito se l’assessore regionale abbia avuto, direttamente o indirettamente, un ruolo nella vicenda e se siano state applicate le regole interne sulla prevenzione dei conflitti di interesse. Anche questo, da quanto emerge dagli elementi disponibili, è un punto da verificare e non un’accusa già dimostrata. Ma proprio perché la somma è contenuta, l’amministrazione ha tutto l’interesse a rispondere senza zone grigie.

La questione, in fondo, è semplice: chi governa deve evitare non solo l’illecito, ma anche situazioni capaci di far pensare che le opportunità pubbliche seguano corsie privilegiate. A Ferentino ora servono documenti, spiegazioni e controlli. Basteranno a convincere i cittadini che è stato tutto limpido?

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