Il conto alla rovescia per l’elezione del nuovo Consiglio superiore della magistratura — fissata per il 25 e 26 ottobre — ha acceso una partita con profili politici e giudiziari che interessa anche Roma, tra tensioni nelle toghe e trattative sulle poltrone laiche.
Al centro della discussione c’è il «caso Cosimo Ferri»: un magistrato ed ex deputato già coinvolto nel cosiddetto caso Palamara il cui nome è diventato nelle ultime settimane un tema spartiacque. La sua figura, percepita come ponte tra mondo giudiziario e politico, ha riaperto dibattiti sul ruolo dei magistrati che hanno avuto carriere politiche, complicando la partita per la composizione del Csm che pesa sui vertici degli uffici giudiziari anche nella Capitale.
La trattativa per le componenti laiche, e in particolare per la vicepresidenza, si presenta complessa. I partiti stanno negoziando gli spazi e i nomi, calibrando scelte che dovranno tenere conto tanto dell’equilibrio interno alle correnti giudiziarie quanto delle esigenze politiche nazionali. Nella capitale queste manovre si traducono in attenzione a come il nuovo assetto potrà influire su nomine e su scelte che riguardano gli uffici romani, dall’organizzazione dei distretti al coordinamento tra procure.
Un elemento che fino a poche settimane fa aleggiava come ipotesi dirompente — lo spettro di un sorteggio per i componenti del Csm previsto dalla riforma costituzionale poi abortita — è ormai scartato dall’agenda della vigilia. Questo ha lasciato spazio a una stagione di alleanze e resistenze più tradizionali: porte chiuse, telefonate fra parlamentari e consultazioni nelle sedi delle correnti, senza però escludere tensioni pubbliche che emergono quando il confine fra politica e magistratura si fa meno netto.
Per i magistrati romani la contesa non è solo di palazzo: riguarda la relazione con la città e la capacità degli organi di autodisciplina di incidere su questioni che toccano l’ordine pubblico, le inchieste sul territorio e la gestione delle carriere. Nei prossimi giorni, prima del voto, si preannunciano mosse calibrate per contenere l’effetto polarizzante del caso Ferri, con l’obiettivo di evitare strappi che potrebbero pesare sulle istituzioni cittadine.
Il 25 e 26 ottobre saranno dunque giorni chiave non soltanto per Roma ma per l’intero sistema giudiziario italiano: la scelta dei nuovi consiglieri, e il modo con cui saranno formate le maggioranze, dirà molto sulla capacità della magistratura di ricostruire equilibrio interno e di gestire la pressione mediatica e politica che avvolge le nomine.
