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Renzi, Casini e il Senato sotto i busti: la trattativa ‘infinita’ che ha sospeso il voto

La giornata a Palazzo Madama è stata segnata da affondi politici, la citazione del Vangelo di Casini e telefonate decisive: la votazione sulla legge elettorale è slittata in un clima teso e insondabile.

Renzi, Casini e il Senato sotto i busti: la trattativa ‘infinita’ che ha sospeso il voto

Una giornata di Senato che ha mescolato affondi politici, citazioni religiose e tattiche procedurali: così si è consumata la trattativa “infinita” sulla legge elettorale.

Il pomeriggio a Palazzo Madama è scivolato tra botta e risposta e pause d’aula. All’assemblea, sotto i busti di Mazzini e Garibaldi che osservavano silenziosi i lavori, è stata annunciata una sospensione: la seduta si è fermata e poi ha slittato di mezz’ora, segno evidente di una trattativa ancora lontana dall’essere chiusa. Il voto, atteso come punto di arrivo, si è trasformato in un punto di tensione.

Nel vivo della giornata gli affondi di nomi noti hanno alzato il tono: da una parte posture nette e critiche, dall’altra interventi che hanno sorpreso per il registro morale e civile, con una citazione del Vangelo che ha aggiunto un elemento simbolico a una discussione già carica di veleno. L’aria che si respirava era quella di una maggioranza che non si riconosce pienamente nel testo e che fatica a trovare un equilibrio sulle preferenze.

La trattativa è stata definita “infinita” anche per i continui contatti fuori dall’aula: gli sherpa della maggioranza sono rimasti collegati con Palazzo Chigi per cercare una quadra sull’articolato delle preferenze, mentre sul piano politico si sono registrate telefonate e incontri lampo. Tra i contatti più serrati del pomeriggio figuravano colloqui tra esponenti di peso come La Russa e Boccia, che hanno cercato di mediare su punti tecnici e posizionamenti di voto.

Non sono mancati attriti con Forza Italia, che ha fatto sentire il proprio malumore sulla gestione del dossier. Il clima è stato descritto come un clima di veleni: non solo scontri verbali, ma anche segnali di stanchezza e calcoli tattici destinati a pesare nei prossimi passaggi parlamentari. Le tensioni interne alla maggioranza si sono riflesse nelle pause e negli slittamenti procedurali, con conseguente ritardo dei tempi annunciati.

Il racconto della giornata al Senato non è solo cronaca di uno scontro parlamentare: è la fotografia di una coalizione che prova a tenere insieme istanze contrapposte e di un Palazzo dove simboli storici e manovre contemporanee convivono. Se il voto dovesse allontanarsi ancora dall’agenda, i prossimi incontri tra i gruppi e il lavoro dei mediatori a Roma e a Palazzo Chigi saranno decisivi per evitare nuovi scossoni nella fase conclusiva dell’esame della legge elettorale.

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