Una cena italiana che comincia dal sushi e finisce con il tiramisù. Il cinquantesimo compleanno di Francesco Totti, celebrato a Las Vegas, racconta più di un menu: mette a tavola una romanità sospesa tra memoria, spettacolo e contaminazione globale.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il banchetto avrebbe seguito una formula “in stile familiare”, con una sequenza tutt’altro che tradizionale: i roll nipponici come apertura, poi la cacio e pepe, il ragù alla bolognese, una bistecca americana e infine il ritorno ai sapori romani con carciofi alla romana e tiramisù. A svelare i dettagli è stata Noemi Bocchi.
Il punto interessante non è stabilire se una cena sia più o meno autenticamente romana. Il punto è capire come l’identità di Totti, e con essa una parte dell’immaginario della Capitale, venga ormai consumata in un contesto internazionale. A Las Vegas la romanità non scompare: cambia formato, diventa racconto, scenografia, marchio riconoscibile anche lontano da Roma.
La cacio e pepe e i carciofi alla romana funzionano così come segni immediati di appartenenza. Il sushi e la bistecca americana, invece, ricordano che quel rito non è pensato per riprodurre una trattoria del centro storico. È una festa privata costruita dentro una città che vive di contaminazioni, e il menu sembra assecondare proprio questa dimensione: partire altrove, attraversare l’Italia e tornare a Roma nel finale.
La romanità come rito globale
Per decenni la romanità è stata legata a luoghi precisi, inflessioni, piatti e gesti quotidiani. Oggi può viaggiare con un personaggio, diventare riconoscibile attraverso una maglia, una battuta, un volto o una portata. Totti porta con sé un capitale simbolico nato sul campo, ma ormai capace di funzionare anche fuori dal calcio: la sua festa diventa un palcoscenico in cui Roma viene rappresentata senza bisogno di trovarsi a Roma.
È una trasformazione ambivalente. Da una parte, la contaminazione rende l’identità più aperta e internazionale; dall’altra, rischia di ridurla a una successione di simboli facilmente riconoscibili. La domanda, allora, non riguarda soltanto il menu del compleanno: quando una tradizione viene celebrata in un contesto globale, resta esperienza vissuta o diventa soprattutto un brand? Anche la risposta dei lettori, davanti a una tavola così costruita, dirà qualcosa su come oggi si immagina Roma.
