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Assenteisti al Cotral, il caso Dolfi scuote i vertici: chi controllava?

Assenteisti al Cotral, il caso Dolfi scuote i vertici: chi controllava?

Il punto non è soltanto l’eventuale assenteismo al Cotral. Il punto è capire chi avrebbe dovuto controllare, quali risposte siano state date e perché, davanti a uno scandalo che coinvolge un’azienda pubblica, i vertici sembrino scegliere il silenzio.

Enrico Dolfi, direttore generale e manager vicino a Fratelli d’Italia, è finito al centro della vicenda. Interpellato sul caso, avrebbe replicato: «Io non posso dirvi nulla», rinviando poi la questione all’azienda. Una risposta che non chiarisce i fatti e che lascia aperta la domanda più scomoda: chi ha la responsabilità politica e manageriale dei controlli interni?

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, anche il presidente di Cotral, Cipolla, avrebbe mantenuto il silenzio mentre i sindacati hanno alzato il livello dello scontro. Le organizzazioni dei lavoratori contestano la gestione della vicenda e chiedono risposte. Sul piano formale, però, resta decisivo distinguere ciò che è accertato dalle accuse ancora da verificare e dalle eventuali responsabilità individuali.

In casi come questo, il tema non può essere ridotto alla condotta dei singoli dipendenti. Se le contestazioni saranno confermate, occorrerà capire per quanto tempo sarebbero andate avanti, quali procedure di controllo fossero operative e se i responsabili aziendali avessero ricevuto segnalazioni. Se invece gli accertamenti ridimensioneranno il quadro, Cotral dovrà comunque spiegare come sia nata una vicenda capace di minare la fiducia nell’azienda.

Il silenzio dei vertici non è una prova di colpevolezza, ma è un problema di trasparenza. Un’azienda che garantisce un servizio essenziale per migliaia di cittadini non può affidare la propria comunicazione soltanto a formule difensive o a rinvii generici. Servono dati, tempi, procedure e una ricostruzione comprensibile dei fatti.

La pressione dei sindacati aggiunge un altro livello alla crisi. Il confronto non riguarda solo l’organizzazione del lavoro, ma anche il rapporto tra management, dipendenti e istituzioni. Se il controllo è stato efficace, Cotral dovrebbe poterlo dimostrare. Se non lo è stato, la questione diventa manageriale prima ancora che disciplinare.

Cosa sappiamo dello scandalo Cotral

Il dato disponibile è l’esistenza di una vicenda definita come scandalo degli assenteisti, con Dolfi indicato come uno dei protagonisti della risposta pubblica dell’azienda. È inoltre riportata la sua posizione, sintetizzata nel rinvio all’azienda, e il silenzio del presidente Cipolla. I sindacati, secondo la fonte, hanno criticato la gestione del caso.

Restano invece da chiarire, sulla base di accertamenti ufficiali, il numero delle persone coinvolte, la durata delle presunte assenze irregolari, l’eventuale danno per Cotral e l’esito dei procedimenti interni o giudiziari. Senza questi elementi non è possibile anticipare conclusioni sulle responsabilità individuali. Ma proprio questa mancanza di informazioni rende ancora più urgente una comunicazione pubblica completa: al Cotral il problema non è soltanto chi avrebbe timbrato o lavorato, ma chi avrebbe dovuto verificare.

La domanda, ora, è semplice e tutt’altro che secondaria: se i vertici non chiariscono, chi può chiedere conto della gestione di un servizio pubblico?

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