Giovanna Massobrio è morta a Calcata, il borgo che aveva scelto come casa insieme a Paolo Portoghesi quasi mezzo secolo fa. La sua scomparsa chiude un capitolo umano e culturale legato a uno dei luoghi più singolari del Lazio.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Massobrio si è spenta nello stesso paese in cui, tre anni fa, era morto il marito. La notizia la ricorda inevitabilmente accanto a Portoghesi, ma la sua figura professionale non può essere ridotta al ruolo di vedova dell’architetto.
Massobrio era infatti un’architetta, inserita in quel mondo della cultura progettuale italiana che ha intrecciato ricerca, paesaggio e attenzione per i centri storici. I dettagli disponibili sulla sua attività vanno ricostruiti con cautela, senza attribuirle opere o incarichi non documentati, ma il suo percorso resta parte della storia della coppia e dell’ambiente culturale frequentato da Portoghesi.
La scelta di Calcata, compiuta circa cinquant’anni fa, rappresenta il punto più evidente di questo legame. Non soltanto un luogo di residenza, ma uno spazio appartato rispetto ai circuiti delle grandi città, capace di diventare nel tempo una presenza costante nella vita dei due professionisti. È anche attraverso questa scelta che la vicenda privata di Massobrio si collega alla più ampia attenzione per i borghi, il patrimonio storico e il rapporto tra architettura e territorio.
Chi era Giovanna Massobrio
Giovanna Massobrio era un’architetta e ha condiviso con Paolo Portoghesi una lunga esperienza di vita a Calcata. La sua identità pubblica è stata spesso presentata in relazione a quella del marito, ma il dato essenziale della sua storia è il profilo autonomo di professionista e il ruolo avuto all’interno di una stagione importante della cultura architettonica italiana.
Su incarichi, opere e tappe dettagliate della sua carriera saranno necessarie ulteriori informazioni documentate. Ciò che emerge già oggi è il valore di una presenza rimasta per decenni legata a Calcata: un rapporto che aiuta a leggere la vicenda della coppia non soltanto attraverso la notorietà di Portoghesi, ma anche attraverso una scelta condivisa di vita, lontana dai riflettori.
Nel dare l’addio a Massobrio, resta dunque una domanda sul modo in cui vengono raccontate le figure femminili accanto ai grandi nomi della cultura: è sufficiente definirle attraverso il legame familiare, o è tempo di ricostruirne con maggiore attenzione il lavoro e la voce personale?
