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Roma, la poesia torna al Beat 72 per ricordare Roberto De Angelis

Roma, la poesia torna al Beat 72 per ricordare Roberto De Angelis

Che cosa resta di una voce quando l’autore non può più pronunciarla? A Roma, una serata di letture prova a rispondere senza retorica: riportando i versi di Roberto De Angelis nel luogo che ne ha custodito il percorso, il Beat 72.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, attori e amici leggeranno testi tratti dalla raccolta postuma Terapia intensiva e altre rianimazioni. Non è soltanto un appuntamento commemorativo. È un gesto pubblico, e quindi fragile ma necessario, per impedire che una voce poetica resti confinata alla memoria privata di chi l’ha conosciuta.

“Ricordare non significa mettere la memoria sotto vetro: significa rimetterla in circolo.” È questa la forza delle letture pubbliche. Un testo, pronunciato davanti ad altre persone, smette di appartenere soltanto al passato e torna a interrogare il presente, con le sue inquietudini, le sue solitudini e il bisogno di riconoscersi in una comunità.

In questo senso, il valore della serata supera la figura dell’autore. Ricordare De Angelis significa anche difendere l’idea di una cultura fatta di presenze, ascolto e incontro, lontana dalla logica degli eventi consumati in fretta. La poesia non offre soluzioni immediate, ma crea uno spazio in cui le domande possono restare aperte.

Il Beat 72, un luogo che continua a parlare

Il Beat 72 emerge come uno spazio simbolico: un luogo associato alla poesia, alla sperimentazione e alla possibilità di stare insieme attraverso le parole. Anche senza trasformarlo in un monumento, la serata riconosce il patrimonio umano e culturale sedimentato in quel contesto.

È proprio qui che memoria e presente si incontrano. Una lettura non ricostruisce il passato in modo nostalgico: lo sottopone a un nuovo ascolto. E se un luogo continua a generare attenzione, domande e partecipazione, forse la sua storia non è ancora finita. La domanda, allora, è semplice: quante altre voci rischiano di spegnersi perché non troviamo più luoghi capaci di ascoltarle?

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