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Scritte neofasciste a Donna Olimpia, Roma non può far finta di nulla

Scritte neofasciste a Donna Olimpia, Roma non può far finta di nulla

Chiamarlo soltanto vandalismo sarebbe comodo, ma insufficiente. Le scritte neofasciste comparse nei lotti di via Donna Olimpia 30, a Monteverde, colpiscono uno spazio pubblico e provano a trasformarlo in un messaggio di intimidazione politica.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il presidente del Municipio XII Tomassetti ha condannato l’episodio e annunciato la rimozione delle scritte. «Non ci faremo intimidire, serve un nuovo e forte antifascismo», ha dichiarato. Una presa di posizione netta, necessaria, ma che dovrà tradursi rapidamente in un intervento concreto.

Cancellare quei simboli non è un gesto cosmetico. Significa restituire ai residenti un luogo che non può essere sequestrato da chi usa muri e spazi comuni per evocare odio, autoritarismo e sopraffazione. La rimozione è il primo passo: dopo servono vigilanza, attenzione e una risposta istituzionale capace di non lasciare l’episodio sospeso nel vuoto.

Non ci sono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi per attribuire quelle scritte a persone o gruppi specifici. Ed è giusto non alimentare accuse senza verifiche. Ma prudenza nell’indagine non significa neutralità nel giudizio: l’apologia del fascismo, l’intimidazione politica e il linguaggio dell’odio non diventano meno gravi perché affidati a una bomboletta spray.

Donna Olimpia, il peso della memoria antifascista

Monteverde non è un quartiere qualsiasi nella memoria politica e civile di Roma. La sua storia è legata alla Resistenza, alla partecipazione popolare e a una cultura antifascista che appartiene al patrimonio della città, non a una parte soltanto. Per questo una scritta neofascista in via Donna Olimpia non è semplicemente una macchia sul muro: è un tentativo di occupare simbolicamente uno spazio condiviso.

La memoria, però, non può ridursi a una cerimonia o a una frase pronunciata dopo ogni episodio. Deve vivere nella cura dei luoghi, nella scuola, nelle iniziative pubbliche e nella capacità delle istituzioni di intervenire senza trasformare ogni vicenda in una guerra tra tifoserie. Un antifascismo efficace non ha bisogno di allarmismi: ha bisogno di essere riconoscibile, quotidiano e concreto.

La sfida è evitare due errori opposti. Il primo è minimizzare, archiviando le scritte come una bravata. Il secondo è usare l’episodio per costruire una contrapposizione sterile, fatta di slogan e accuse indistinte. Tra questi due estremi c’è la strada più seria: rimuovere, verificare, educare e impedire che l’indifferenza renda normale ciò che normale non è.

La promessa del Municipio sarà misurata dai fatti: dalla rapidità della rimozione e dalla capacità di mantenere alta l’attenzione sul territorio. Perché la domanda, alla fine, non è soltanto chi abbia imbrattato quei muri, dato ancora da verificare: è quanto siamo disposti, come comunità, a difendere gli spazi pubblici prima che qualcun altro provi a conquistarli con la paura.

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