Un frammento di conversazione privata è diventato immediatamente un problema pubblico: quando Sigfrido Ranucci|il mastino parla di «massoneria» e «giri loschi» che si infilano nella Rai, la reazione non è ricerca di riscontri ma un coro di indignazione calibrata. Da una parte c’è la difesa istituzionale del marchio — con Giampaolo Rossi|l’ad a ribadire che “Report va avanti perché è un brand Rai, è sempre esistito e continuerà a esistere anche dopo, a prescindere da chi lo conduce e dagli amministratori delegati” — dall’altra una politica pronta a trasformare una frase emersa in un processo sommario mediatico. Il dado è tratto: prima il rumore, poi la chiarezza (se mai arriverà).
Audio, privacy e pettegolezzo politico
La cronaca è semplice: La Verità pubblica lo stralcio di una telefonata tra Sigfrido Ranucci|il mastino e Valentina Pelliccia|la stratega, in cui, riferisce l’articolo, si dice «Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia e di massoneria». Parole pesanti, se confermate; intanto rimangono parole trapelate da una conversazione privata. Qui sta il primo punto: l’uso di un audio privato come arma di cronaca, senza il contesto completo, è già una scorciatoia per la gogna. È legittimo chiedere verifiche, non urlare condanne preventive. È altrettanto legittimo che un giornalista d’inchiesta ponga sospetti e cerchi conferme, purché non si trasformi tutto in click e pettegolezzo dove il sospetto vale come prova.
La risposta politica è stata rapidissima e prevedibile. Dal centrodestra arrivano attacchi durissimi: Marco Scurria|il senatore chiede se dopo smentite e deposizioni Sigfrido Ranucci|il mastino risponderà anche di queste insinuazioni, mentre Massimo Ruspandini|l’accusatore derubrica il tutto a tentativo maldestro di «fare colpo». Più dettagliata è la bordata di Matteo Gelmetti|l’interrogante, che ricorda i legami ritenuti tra Lavitola|l’indagato e certe logge citate a mezzo stampa. La Vigilanza e i rappresentanti sindacali di area di centrodestra invocano Audit, Ordine dei giornalisti e provvedimenti per «proteggere il decoro della Rai»: bella la solennità del decoro, peccato che il decoro non paghi le code ai cup, non potenzi i mezzi pubblici né migliori i servizi per i cittadini.
La replica pubblica di Sigfrido Ranucci|il mastino, arrivata al Tg1, è netta: l’audio «riporta fatti che, se sono stati riscontrati, sono stati sicuramente denunciati, come sempre da parte del sottoscritto quando verificati. Se invece è un audio privato, è stato diffuso senza la mia autorizzazione. È grave anche questo». È un punto cruciale: la violazione della sfera privata non si cancella con lo scalpore politico. Ma è vero anche il rovescio: se ci sono indizi, la politica e la Rai farebbero meglio a spiegare perché certi sospetti circolano, invece di limitarsi a chiedere la testa del giornalista o a invocare il «decoro» come scudo. E intanto i cittadini si chiedono: preferiamo la sceneggiata o la serietà delle indagini e delle verifiche?

Scomparsa di Linda Angelina Zammataro, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Belovodia