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+Europa vuole ‘La Pornodiva’: strategia politica o operazione estetica mentre Roma s’arrangia?

La proposta di candidare Valentina Nappi|La Pornodiva suona più come un colpo di scena mediatico che come una scelta politica: tra pornotax, leggi elettorali e cittadini che pagano, chi conta davvero?

Di Carlo Alberto De Rais2 Agosto 2026 - 18:211 ora fa 2 min di lettura
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+Europa vuole ‘La Pornodiva’: strategia politica o operazione estetica mentre Roma s’arrangia?

La notizia è semplice e rumorosa: +Europa sta pensando di mettere in lista Valentina Nappi|La Pornodiva. Non è uno scoop per piccanti nostalgie anni Ottanta, è una scelta politica che mescola battaglia sui diritti, immagine e calcolo elettorale. La Nappi arriva con numeri social impressionanti e una piattaforma chiara — prima battaglia l’abolizione della cosiddetta «pornotax» e la lotta contro la stigmatizzazione del lavoro sessuale —, ma non si può trasformare un tema serio in un lancio promozionale senza spiegare la strategia. A depositare le 50 mila firme è stato Matteo Hallissey|Il Radicaletto: gesto che ha valore simbolico, ma simboli non pagano asili né riparano autobus guasti a Roma.

Provocazione utile o fumo negli occhi?

Il paragone con Ilona Staller|Cicciolina è inevitabile: quarant’anni fa i Radicali sfruttarono l’onda trasgressiva per entrare in Parlamento con percentuali e meccanismi elettorali molto diversi. Oggi la legge elettorale — con norme anti-cespugli, l’assenza di preferenze e soglie di sbarramento — rende qualsiasi esperimento di spettacolo politico assai più rischioso. Riccardo Magi|Il Segretario lo dice chiaro: questa non è solo la candidatura di una singola persona, ma un rischio per tutto il progetto del partito. E qui sta la contraddizione: hai una battaglia legittima contro una tassa che costringerebbe professioniste a emigrare, ma la metti su un cavallo che rischia di far perdere la barca intera. Semplice logica da cittadino che paga le tasse e vorrebbe soluzioni concrete, non solo slogan.

La proposta della Nappi — che descrive la «tassa ingiusta» come costringente e culturalmente stigmatizzante — tocca questioni sociali reali, tra diritti del lavoro e ipocrisia pubblica. Eppure la retorica che la circonda rischia di ridurre tutto a una questione di look e scandalo: «tutto ciò che è sessuale è poco etico», dice lei, e ha ragione nel denunciare l’ipocrisia, ma il problema politico è altro. Se la priorità è davvero smantellare baratri normativi e culturali che penalizzano chi lavora nel sesso, servono alleanze solide, campagne legislative e presenza parlamentare sostenibile, non soltanto un colpo da titoli d’apertura.

Per i romani la domanda è pratica: mentre i partiti discutono di provocazioni, chi si occupa di trasporti, asili, case popolari, sicurezza e servizi che tengono insieme le giornate di chi lavora? La politica che punta sulle celebrità ha uno scopo legittimo — rompere tabù e attirare attenzione — ma diventa cinica quando sottrae risorse e calcolo elettorale alla possibilità di cambiare davvero le cose. Se +Europa vuole combattere la pornotax, lo faccia con metodo e responsabilità: la demagogia lascia i problemi al loro posto e regala ai cittadini una bella foto e nessuna risposta. Chi decide, allora, sceglie di rappresentare i cittadini o lo show?