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Sicurezza nello sci: la federazione scarica le responsabilità su atleti e tecnici?

Sicurezza nello sci: la federazione scarica le responsabilità su atleti e tecnici?

Quando il presidente dello Sci club Sestriere, Garrone, denuncia che “le ultime delibere federali continuano a scaricare le responsabilità” sugli atleti e sui tecnici, la questione della sicurezza nello sci assume contorni preoccupanti. È inaccettabile che l’ente preposto alla tutela di chi pratica questo sport si sottragga alle sue responsabilità con codicilli che nulla cambiano, se non per aggravare la situazione di chi vive quotidianamente le insidie delle piste.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, Garrone ha messo in luce un tema cruciale: le delibere federali non offrono risposte adeguate sul fronte della sicurezza. Questo è un chiaro segnale di quanto la federazione non stia assumendo il controllo della situazione, preferendo lasciarla in balia di chi, con sacrifici enormi, si allena per competere. L’impressione che ne deriva è che l’ente federale sia più interessato a mantenere intatto il suo prestigio piuttosto che garantire un ambiente sicuro per atleti e tecnici.

Le conseguenze di questa mancanza di responsabilità sono gravi. Non stiamo parlando solo di questioni legate alla burocrazia, ma della vita stessa di chi scia. Ogni anno assistiamo a incidenti che avrebbero potuto essere evitati con una maggiore attenzione da parte di chi è preposto a tutelare la salute e la sicurezza di un’intera categoria. È un paradosso che un sport così amato, e con una tradizione così forte in Italia, possa essere gestito con tanta superficialità.

Le conseguenze delle mancanze sulla sicurezza nello sci

La mancanza di misure adeguate da parte della federazione non è solo un problema organizzativo; è un attacco diretto alla cultura di sicurezza che dovrebbe essere parte integrante dello sci. Le sue delibere, che trasferiscono il peso della responsabilità sugli atleti e sui tecnici, sono sintomo di una governance che non si fa carico delle proprie funzioni istituzionali.

Ma cosa accade realmente quando le istituzioni non agiscono? Gli atleti, che dovrebbero concentrarsi esclusivamente sulla performance, si ritrovano a fare i conti con rischi potenzialmente mortali e a preoccuparsi di problematiche alle quali non dovrebbero minimamente pensare. In questo contesto, la fiducia nei vertici federali diminuisce e la domanda sorge spontanea: come possiamo migliorarci se chi sta in alto non si assume le proprie responsabilità?

In questo scenario, è tempo di chiedersi se la leadership della federazione sia in grado di ripensare le sue strategie e investire seriamente nella sicurezza degli sportivi. E la società civile ha il diritto di pretendere risposte chiare e risolutive da chi gestisce la cosa pubblica nello sport. Se non ora, quando?

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