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Confisca da 47 milioni a Roma: ville, yacht e 83 orologi

Confisca da 47 milioni a Roma: ville, yacht e 83 orologi

Quarantasette milioni di euro non sono soltanto una cifra: sono il possibile risultato visibile di una ricchezza costruita, secondo gli investigatori, attraverso anni di reati fiscali e contro il patrimonio. A Roma la Guardia di finanza ha eseguito una maxi confisca che comprende immobili, uno yacht, auto d’epoca, preziosi, disponibilità finanziarie e 83 orologi.

Secondo quanto riportato da Cronaca Daily News, il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Roma, Sezione misure di prevenzione, al termine di un procedimento nato da un sequestro eseguito nell’ottobre 2024. Il destinatario è l’imprenditore romano Gabriele De Bono, residente all’estero, già condannato in primo grado a nove anni per reati che, secondo la ricostruzione riportata da Fanpage Roma, comprendono riciclaggio ed evasione fiscale.

Il punto centrale, però, non è l’elenco degli oggetti di lusso. È la distanza che gli investigatori ritengono di aver individuato tra il patrimonio accumulato e la capacità reddituale formalmente dichiarata. Le indagini del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma avrebbero ricostruito un’attività illecita iniziata già nel 1998 e proseguita, secondo l’accusa, attraverso la gestione di società e operazioni finanziarie.

Una formula contenuta nella ricostruzione investigativa fotografa il nodo dell’inchiesta: De Bono sarebbe stato «abitualmente dedito a reati fiscali e contro il patrimonio». Il condizionale è d’obbligo quando si parla delle contestazioni e degli elementi valutati nel procedimento di prevenzione: la confisca è un provvedimento patrimoniale, mentre la condanna penale di primo grado non equivale a una decisione definitiva.

Tra gli elementi considerati dagli inquirenti c’è anche l’assenza di dichiarazioni fiscali nell’ultimo decennio, indicata come incompatibile con il tenore di vita ricostruito. Ville e altri immobili, imbarcazioni, automobili d’epoca, gioielli e orologi di pregio compongono così un patrimonio che, secondo l’autorità giudiziaria, non sarebbe spiegabile soltanto con redditi leciti documentati.

Il bene più riconoscibile è il veliero Lulworth, affiancato da 15 immobili e da una collezione di 83 orologi. La presenza di beni facilmente trasferibili o schermabili attraverso società e intestazioni rende la lettura patrimoniale più complessa di una semplice operazione di sequestro: bisogna ricostruire provenienza, titolarità effettiva, passaggi finanziari e rapporto tra ogni bene e le disponibilità dichiarate.

La confisca in numeri: beni, valori e contestazioni

Il valore complessivo indicato nel provvedimento supera i 47 milioni di euro. Nel perimetro risultano 15 immobili, il veliero Lulworth, auto d’epoca, preziosi, disponibilità finanziarie e 83 orologi. Il dato economico è una stima patrimoniale complessiva: non significa che ogni singolo bene abbia già un prezzo definitivo di realizzo né che l’intero patrimonio sia composto da liquidità immediatamente disponibile.

Il quadro giudiziario va tenuto separato. Da una parte ci sono le contestazioni relative a riciclaggio, evasione fiscale e altri reati contro il patrimonio; dall’altra il procedimento di prevenzione che ha portato alla confisca. La condanna citata dalle fonti è di primo grado e resta quindi soggetta agli eventuali passaggi successivi del giudizio. Anche la ricostruzione sulla sproporzione tra redditi e beni è quella sostenuta dagli investigatori e valutata dal Tribunale: eventuali contestazioni difensive e sviluppi processuali dovranno essere verificati.

La vicenda riporta al centro una domanda scomoda per la criminalità economica: quanto tempo può restare invisibile una ricchezza che circola tra società, conti, immobili e beni di lusso? Gli arresti fanno rumore, ma sono le verifiche fiscali, l’analisi dei flussi e la capacità di aggredire i patrimoni a stabilire se il sistema riesce davvero a colpire il profitto illecito.

Ora il valore della confisca dovrà misurarsi non soltanto sulla cifra annunciata, ma sulla solidità delle motivazioni e sulla tenuta dei provvedimenti nei successivi gradi di giudizio. La domanda, per Roma e per chi indaga sui patrimoni sospetti, è una sola: quanti altri patrimoni sproporzionati restano ancora fuori dai radar?

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