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Roma, poker allo Slovan ma la rosa di Gasperini va in affanno

Roma, poker allo Slovan ma la rosa di Gasperini va in affanno

Quattro gol, una vittoria europea che mancava da 2807 giorni e una squadra capace di reggere anche l’emergenza. Ma il poker allo Slovan lascia alla Roma una domanda pesante: quanto può durare questa spinta se gli infortuni continuano a colpire?

Il successo restituisce fiducia e conferma l’impronta di Gian Piero Gasperini, però il nuovo stop di Lorenzo Pellegrini riaccende l’allarme sulla profondità della rosa. Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, i giallorossi hanno affrontato la sfida con sette titolari indisponibili: un dato che ridimensiona solo in parte la festa e sposta subito l’attenzione sui prossimi impegni.

La Roma ha vinto da squadra, senza farsi ingabbiare dall’emergenza. È questo il segnale più incoraggiante per Gasperini: anche con gerarchie modificate e responsabilità distribuite su giocatori meno centrali, il gruppo ha trovato ritmo, personalità e gol. Non è soltanto una serata positiva in Champions, ma una risposta concreta a chi aspettava di capire quanto l’idea dell’allenatore potesse reggere sotto pressione.

In questo quadro, la fascia indossata da Pisilli assume un peso particolare. Il suo gol e il ruolo da capitano raccontano una Roma costretta a cercare risorse anche dentro la propria profondità, valorizzando energie giovani e alternative che in condizioni normali avrebbero avuto meno spazio. È una buona notizia tecnica, ma anche il prodotto di una necessità.

Il problema è proprio qui: una rosa può sorprendere per una notte, ma una stagione richiede continuità. Il poker allo Slovan dimostra che la squadra possiede margini di reazione; non dimostra ancora che possa sostenere a lungo un calendario fitto con sette titolari fuori e un altro punto interrogativo legato a Pellegrini.

La vittoria non risolve il problema della rosa

La conseguenza più immediata riguarda le rotazioni. Gasperini dovrà distribuire minuti, responsabilità e carichi senza perdere l’identità mostrata in Europa. Ogni assenza modifica gli equilibri: cambiano le coppie, le alternative dalla panchina e il margine per intervenire durante la partita.

Il ritorno alla vittoria in Champions può diventare una svolta psicologica, ma soltanto se la Roma riuscirà a trasformare questa prestazione in continuità. Altrimenti resterà una prova di forza isolata, brillante e preziosa, ma accompagnata dal solito campanello d’allarme: una squadra competitiva, forse, ma ancora troppo esposta quando il fisico presenta il conto.

La domanda ora non è se Gasperini abbia dato un’identità alla Roma: il campo europeo ha risposto. Il punto è capire se la società abbia costruito una rosa abbastanza larga per sostenerla fino in fondo.

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