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Bombe a Roma Est, la Mobile: «Nessuna regia unica»

Bombe a Roma Est, la Mobile: «Nessuna regia unica»

Le bombe esplose a Roma Est non avrebbero, almeno secondo la prima lettura investigativa, un solo mandante o una regia comune. È questa la valutazione del nuovo dirigente della Squadra mobile, Gianfranco Minissale, che richiama anche il silenzio di alcune vittime: un ostacolo concreto per capire moventi, responsabilità e collegamenti.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, gli episodi recenti vengono analizzati senza ricondurli automaticamente a un’unica organizzazione. «Non c’è un’unica mano dietro la sequenza, tanta omertà tra le vittime», avrebbe spiegato Minissale, indicando due elementi distinti: la possibile presenza di gruppi diversi e la difficoltà di ottenere informazioni da chi è stato colpito.

La prudenza, in questa fase, è necessaria. L’assenza di una regia unica non esclude collegamenti tra alcuni episodi, ma nemmeno consente di costruire una trama criminale unitaria senza riscontri. Saranno gli accertamenti della polizia, le analisi sugli ordigni, le immagini disponibili e le testimonianze a stabilire se esista un filo comune oppure se Roma Est sia stata attraversata da vicende separate.

Il nodo più delicato riguarda proprio le vittime. Il termine “omertà”, riferito dal dirigente della Mobile, descrive secondo gli investigatori la difficoltà di ricostruire il contesto degli attentati quando chi subisce l’intimidazione non parla o fornisce informazioni incomplete. Le ragioni possono essere diverse e vanno accertate caso per caso: paura di ritorsioni, sfiducia nelle istituzioni o il timore di esporsi.

Per le indagini, però, il risultato non cambia: senza denunce e dettagli sui rapporti, sulle minacce precedenti e sugli eventuali contatti, diventa più difficile distinguere un atto intimidatorio da un regolamento di conti o da un episodio legato ad altri interessi criminali. Ogni collegamento resta quindi da verificare.

Cosa sappiamo delle bombe a Roma Est

Il dato confermato dagli elementi disponibili è che la Squadra mobile sta esaminando una sequenza di episodi con esplosivi avvenuti nell’area di Roma Est. Il nuovo dirigente Gianfranco Minissale esclude, allo stato delle informazioni riferite, l’ipotesi di un’unica mano dietro tutti gli eventi. Non risultano invece, negli spunti disponibili, dettagli sufficienti per indicare numero preciso degli attentati, luoghi, eventuali feriti, danni o persone già individuate.

Restano dunque aperte più piste. Potrebbero esserci gruppi differenti, episodi non collegati oppure elementi comuni ancora da dimostrare. La ricostruzione dipenderà anche dalla collaborazione delle persone coinvolte: il silenzio, se confermato dagli atti, rischia di lasciare senza risposta proprio le domande decisive sulla matrice e sui responsabili.

Intanto la preoccupazione dei residenti resta concreta. In un territorio già segnato dal timore di nuove esplosioni, sapere che non esiste una regia unica può significare che non c’è un solo centro da colpire investigativamente, ma più ambienti da ricostruire. E se le vittime continueranno a non parlare, quanto sarà possibile capire davvero di ciò che sta accadendo a Roma Est?

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