A Roma gli affitti per studenti sono sempre più selettivi, e non è solo questione di prezzo: contano atenei, qualità degli immobili e caratteristiche della città.
Il fenomeno non è neutro. Quando un contratto viene assegnato più per la vicinanza a un polo universitario ben considerato o per un appartamento ristrutturato che offre confort e connessione stabile, chi non corrisponde a questi requisiti è costretto a spostarsi verso la periferia o a rinunciare alla città. Per gli studenti questo significa tempi di spostamento più lunghi e costi non sempre calcolati nel bilancio familiare; per Roma significa pressioni diverse sui municipi, con alcune aree che diventano più omogenee e altre che si svuotano progressivamente di residenti giovani.
La selettività nasce da più leve: gli atenei che orientano gli studenti verso soluzioni abitative ufficiali o strutture convenzionate, il riemergere della domanda di qualità (spazi studio, servizi digitali, certificazioni energetiche) e le peculiarità di Roma — forte attrattività turistica, offerta limitata di alloggi a canone calmierato e concorrenza degli affitti brevi. Il risultato è un mercato duale, dove immobili rinnovati e vicini a trasporti efficaci trovano inquilini in pochi giorni, mentre le offerte tradizionali languono o finiscono per essere sfitte più a lungo.
Per il Campidoglio e i municipi la sfida è duplice: intervenire sull’offerta e alleggerire i costi indiretti della residenza studentesca. Misure possibili, pratiche e attuabili, vanno dalla promozione di convenzioni tra atenei e operatori privati, all’uso di immobili pubblici inutilizzati per residenze studentesche temporanee, passando per incentivi fiscali mirati a ristrutturazioni che aumentino la qualità dell’offerta a canone sostenibile. Sul versante mobilità, la selettività amplifica la domanda di collegamenti rapidi e sicuri verso i poli universitari: potenziare corse serali, garantire tariffe agevolate per abbonamenti studenti e migliorare la manutenzione di fermate e stazioni sono interventi che ripagano in equità urbana.
Il rischio, se non si interviene, è che Roma perda parte della sua vivacità giovanile non perché manchino case, ma perché le case disponibili non corrispondono a ciò che la nuova domanda richiede. La scommessa per la città è trasformare questa selettività in opportunità: coordinare politiche abitative, universitarie e della mobilità per fare di Roma non una città che seleziona chi può restare, ma una città capace di offrire percorsi accessibili e qualità abitativa a chi viene a studiare qui.
