Una società romana ha perso 387mila euro dopo che criminali informatici si sono inseriti nelle caselle mail aziendali e hanno sostituito l’IBAN indicato nelle fatture inviate ai fornitori.
Il raggiro, noto come business email compromise (BEC), sfrutta l’accesso alle comunicazioni interne per manipolare flussi di pagamento apparentemente legittimi. Nel caso cittadino, la modifica è passata inosservata fino all’accredito sui conti illeciti: il trasferimento è stato eseguito seguendo le istruzioni contenute in corrispondenze che, all’apparenza, provenivano da indirizzi aziendali autentici.
Per le imprese di Roma e dell’area metropolitana la vicenda è un campanello d’allarme. Non si tratta più di truffe improvvisate, ma di operazioni industriali che combinano phishing mirato, compromissione di caselle di posta e ricollocamento rapido dei fondi. Le società con processi di pagamento snelli, deleghe diffuse e procedure di verifica deboli risultano particolarmente esposte: in assenza di doppia conferma orale o di controlli incrociati, un singolo messaggio può provocare danni economici significativi e mettere a rischio rapporti commerciali consolidati.
Di fronte a questi rischi le contromisure pratiche sono efficaci e subito applicabili. Aziende e amministratori dovrebbero estendere l’uso dell’autenticazione a due fattori per accesso alle caselle, implementare filtri anti-phishing e policy di firma digitale per documenti contabili. È fondamentale introdurre una regola che vieti la modifica delle coordinate bancarie via email senza verifica telefonica su numeri certificati e controlli interni che separino chi emette fatture da chi autorizza i pagamenti. Banche e operatori di pagamento devono essere coinvolti attivamente: segnalazioni tempestive possono bloccare o recuperare i trasferimenti quando ancora possibile.
La vicenda è ora al vaglio delle autorità giudiziarie e delle forze dell’ordine, con segnalazioni già inoltrate alle strutture competenti per la repressione dei reati informatici. Per le piccole e medie imprese romane il messaggio è chiaro: non è più sufficiente affidarsi alla buona fede, servono procedure, formazione del personale e strumenti tecnici aggiornati. In assenza di queste misure, episodi come questo rischiano di diventare la nuova normalità per chi gestisce conti e fornitori in città.
