La Cronaca di Roma
editoriale

Ventimilioni per il fresco: a Roma la sfida è non lasciare indietro le periferie

Il finanziamento statale per raffrescare le scuole può diventare una piccola rivoluzione se il Campidoglio lo destina prioritariamente a istituti periferici e alle strutture sportive scolastiche più esposte.

Ventimilioni per il fresco: a Roma la sfida è non lasciare indietro le periferie

Il recente annuncio di un contributo statale da 20 milioni di euro per dispositivi di raffrescamento nelle scuole apre a Roma una scelta politica cruciale: evitare che il caldo estivo si trasformi in un fattore di esclusione per i ragazzi delle periferie.

Le aule e le palestre scolastiche diventano ogni estate luoghi di difficoltà: lezioni ridotte, educazione fisica annullata o spostata in spazi inadeguati, rischio sanitario per studenti con fragilità. In molte zone centrali i fondi, le manutenzioni e interventi privati hanno già attenuato il problema; in periferia invece restano edifici vetusti, finestre non isolanti e impianti obsoleti. Se l’assegnazione dei 20 milioni seguirà più la visibilità che il bisogno reale, il risultato sarà l’ennesima occasione persa per la parità di opportunità.

Per una città come Roma l’investimento non può limitarsi a distribuire ventilatori: serve priorità a interventi che tutelino la continuità didattica e l’attività sportiva scolastica. Raffrescamento stabile in aule ad alta densità, sistemi per le palestre che consentano la pratica sicura dell’educazione fisica, ombreggiature e aree di refrigerio nei cortili sono misure che incidono direttamente sulla qualità dell’apprendimento e sulla possibilità per le scuole di offrire programmi sportivi regolari. La pratica sportiva nella scuola è un presidio di inclusione sociale: tagliare quell’offerta per mancanza di condizioni ambientali significa aumentare il divario tra chi ha accesso ad impianti privati e chi no.

Occorre un criterio di assegnazione trasparente e rapido concordato tra Campidoglio e Municipi, che privilegi gli istituti con edifici più datati, gli istituti in zone con isole di calore urbano e quelli con alti indici di fragilità socio-economica. Mappare le priorità non è un esercizio astratto: significa coinvolgere tecnici comunali, dirigenti scolastici e rappresentanti dei territori per stabilire graduatorie e scadenze chiare. Il denaro pubblico deve finanziare soluzioni durevoli dove servono davvero, non solo interventi tampone che svaniscono al primo caldo intenso.

Roma ha l’opportunità di trasformare un finanziamento nazionale in una politica locale che preservi scuola e sport come beni comuni. Si giudicherà l’efficacia di queste risorse non dalla cifra spesa, ma dalla capacità dell’Amministrazione di indirizzarle verso chi paga già lo scotto delle disuguaglianze urbane: le periferie e i loro ragazzi.

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