La Cronaca di Roma
Politica

Rai e Roma, l’ombra della lottizzazione che pesa anche sullo sport cittadino

L’inchiesta libraria sul ‘sistema Rai’ richiama l’attenzione su come la gestione del servizio pubblico incida sulla vita cittadina: dagli spazi ai diritti di cronaca sportiva, dalle opportunità di lavoro ai rapporti con il Campidoglio.

Rai e Roma, l’ombra della lottizzazione che pesa anche sullo sport cittadino

Il libro ‘Rai. Sia benedetta la lottizzazione!’ riporta alla ribalta un tema che per Roma non è soltanto televisivo, ma urbano e politico: il controllo del servizio pubblico nella Capitale.

La sede principale della Rai a Viale Mazzini non è un simbolo neutro. È un soggetto che produce informazione, decide investimenti in produzione, assegna visibilità a eventi e, in ultima istanza, determina opportunità professionali per tecnici, giornalisti e fornitori locali. Quando il confronto pubblico si restringe alle logiche di spartizione, la ricaduta non resta confinata ai corridoi di Via Mazzini: si riversa sulle amministrazioni locali, sulle procedure di concessione di spazi e su come vengono raccontati — e dunque percepiti — gli avvenimenti cittadini, compresi quelli sportivi.

Per Roma, città che ospita competizioni, manifestazioni e impianti sia professionistici che di base, la governance del servizio pubblico ha conseguenze pratiche. La scelta di produzioni da svolgere in città influisce sull’indotto, sulla domanda di servizi di trasporto e ristorazione, sulle richieste di occupazione del suolo pubblico gestite dal Campidoglio e dai Municipi. Sul piano dell’informazione sportiva, la capacità di dare spazio a club locali, a eventi amatoriali o a iniziative giovanili dipende da equilibri editoriali che non possono essere solo terreno di spartizione politica.

È perciò improprio trattare la questione come una vicenda esclusivamente interna alla Rai. Le amministrazioni capitoline — dall’Assessorato competente fino ai Municipi interessati dalle manifestazioni — hanno il dovere di vigilare sulle ricadute cittadine: trasparenza nelle convenzioni, criteri chiari per l’uso degli spazi urbani, controlli sulle procedure di appalto per servizi legati a produzioni e coperture esterne. Sono strumenti tecnici, ma dall’alto valore pubblico, utili a sottrarre alla logica delle lottizzazioni scelte che dovrebbero rispondere al bene comune.

Infine, per i romani e per chi lavora nello sport la posta è concreta: non si tratta solo di chi si siede nelle poltrone dirigenziali, ma di chi trova lavoro dietro una telecamera, di come una maratona cittadina venga promossa e gestita, di quali eventi ottengano voce e visibilità. Se il libro riporta elementi che richiedono attenzione, la risposta non può essere delegata al mero scandalo: Roma deve trasformare l’allarme in pratiche amministrative che rafforzino la trasparenza, il pluralismo informativo e la tutela degli interessi urbani. Solo così la Capitale potrà evitare che il servizio pubblico rimanga uno specchio delle sue correnti politiche, invece che un fattore di sviluppo per la città e il suo sport.

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