Il dolore dei familiari si è trasformato in rabbia nei cimiteri di Roma. L’inchiesta interna di Ama ipotizza che alcune salme siano state sottoposte a pratiche gravissime per liberare i loculi, mentre il risparmio sui costi avrebbe alimentato un presunto sistema di pagamenti in nero.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, tra i visitatori del cimitero di Prima Porta prevalgono incredulità e amarezza. «Questo è un luogo di pace e pensare che sia stato profanato è un dolore», ha detto uno dei familiari, restituendo il sentimento di chi teme che perfino il momento della sepoltura possa essere diventato occasione di affari.
La ricostruzione è ancora al vaglio e le responsabilità dovranno essere accertate. Al centro dell’indagine interna ci sarebbero presunti favori di dipendenti a familiari di persone defunte e ad agenzie funebri, interessate a ridurre la spesa per l’assegnazione o la gestione degli spazi cimiteriali. Tra le ipotesi indicate, quella secondo cui l’ossario sarebbe costato meno rispetto ad altre soluzioni.
Il dato più concreto, per ora, riguarda i provvedimenti adottati da Ama: sette dipendenti sarebbero stati licenziati e altri quattro sospesi. Si tratta di misure disciplinari, non di sentenze, e il quadro dovrà essere chiarito dagli accertamenti. Anche l’eventuale ruolo di familiari e agenzie funebri resta da definire sulla base di elementi verificati.
La vicenda non riguarda soltanto la gestione amministrativa dei cimiteri. Riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni in uno dei momenti più fragili della vita: quando una famiglia affida a un servizio pubblico la memoria e la dignità di una persona scomparsa. Le segnalazioni di furti e degrado riferite dai visitatori di Prima Porta rendono ancora più pesante la percezione di abbandono.
Cosa sappiamo dell’inchiesta nei cimiteri di Roma
L’inchiesta nasce da una verifica interna di Ama sulle procedure nei cimiteri romani. Gli elementi emersi, secondo le informazioni disponibili, riguardano una possibile rete di convenienze economiche: da una parte dipendenti accusati di aver concesso presunti favori, dall’altra familiari e agenzie funebri che avrebbero cercato di contenere i costi. Il riferimento ai pagamenti in nero e all’utilizzo dell’ossario è un’ipotesi investigativa da chiarire.
Sono stati indicati sette licenziamenti e quattro sospensioni, mentre non sono ancora disponibili tutti i dettagli sulle singole contestazioni e sulla loro eventuale evoluzione. Restano da accertare la dinamica delle operazioni, il numero delle salme coinvolte, la catena delle responsabilità e l’eventuale presenza di ulteriori persone. Fino alla conclusione degli accertamenti, ogni accusa deve essere considerata tale.
Per le famiglie, però, il problema è già concreto: sapere se un luogo ritenuto inviolabile sia stato trattato come uno spazio da svuotare in fretta e al minor costo. La domanda che ora pesa sulla gestione dei cimiteri romani è semplice e difficile insieme: quali controlli sono stati fatti prima che il sospetto di un sistema arrivasse alla luce?
