Il nubifragio che ha colpito Roma, con oltre 100 millimetri caduti a Tor Vergata, ha esposto una volta di più le fragilità del sistema di drenaggio della città.
Non è stato solo il disagio passeggero delle strade allagate o dei sottopassi invasi dall’acqua: le mappe che individuano le aree a rischio, già disponibili da tempo, mostrano come molte periferie e alcuni nodi della mobilità urbana siano sistematicamente esposti a eventi estremi che si ripeteranno con maggiore frequenza. Per i romani che usano gli impianti sportivi cittadini, per gli atleti delle società dilettantistiche e per gli spettatori degli eventi locali, questo significa ritardi, cancellazioni e, in alcuni casi, strutture danneggiate che restano inutilizzabili per settimane.
La capacità di resilienza delle infrastrutture non è un dettaglio tecnico: è un tema che tocca sicurezza, salute pubblica e il diritto alla città. Quando un temporale mette fuori uso strade di collegamento, piste ciclabili, fermate del trasporto pubblico, o allaga campi e spogliatoi comunali, la prima risposta non può limitarsi alla pulizia post-emergenza. Occorre un piano coordinato che integri il sistema di raccolta e smaltimento delle acque piovane, la manutenzione delle reti esistenti e interventi di ingegneria naturalistica che riducano il carico sulle fognature tradizionali.
Interventi mirati — dalla realizzazione di bacini di laminazione nelle aree periferiche alla trasformazione di superfici impermeabili in aree a permeabilità controllata, fino all’adozione diffusa di soluzioni verdi attorno a impianti sportivi e plessi scolastici — sono investimenti che pagano in termini di sicurezza e continuità dei servizi. Non si tratta solo di proteggere infrastrutture: è essenziale salvaguardare la possibilità per le famiglie, per i giovani e per le associazioni sportive di continuare a praticare attività senza subire interruzioni che incidono su orari, budget e programmazione sociale.
Campidoglio e municipi hanno davanti una scelta chiara: trasformare l’emergenza in impulso per un piano realistico e finanziato, che utilizzi le mappe di rischio per priorizzare gli interventi e che coordini trasporti, gestione del verde e manutenzione delle reti idriche. Per i cittadini la richiesta è semplice e leggibile: non più misure tampone, ma progettazione urbana che metta la resilienza al centro. È l’unico modo per fare in modo che la prossima pioggia forte non trovi Roma impreparata.
