Emma Bonino è morta all’età di 78 anni, lasciando a Roma e all’Italia un’eredità fatta di battaglie civili, scelte politiche nette e piccoli gesti che la raccontavano meglio di ogni proclama.
Negli ultimi anni aveva affrontato la malattia con la determinazione che la caratterizzava; nel 2023 aveva annunciato la remissione completa del suo tumore. Il suo percorso pubblico si intreccia con la storia recente dei diritti: dalla libertà di scelta in materia di aborto alle campagne per le libertà civili, Bonino è stata protagonista di mobilitazioni che hanno cambiato il linguaggio politico e istituzionale del Paese.
La sua carriera politica, lunga e multiforme, ha avuto riverberi anche nella vita cittadina di Roma. Figura di riferimento per molti, ha saputo conciliare l’impegno istituzionale con la militanza radicale, portando in Parlamento e nelle assemblee europee temi ritenuti a lungo scomodi. Alla base c’era sempre un’idea forza: la difesa delle libertà individuali come bussola dell’azione pubblica.
Il rapporto con Marco Pannella è stato uno dei fili più saldi e complicati della sua biografia politica. Compagni di battaglie e di percorsi, hanno condiviso campagne e strategie, pur mantenendo ciascuno una propria autonomia e un proprio registro. Fu proprio in quel contesto che emerse il lato più provocatorio della loro azione: azioni simboliche, scioperi della fame, iniziative di disobbedienza civile che miravano a rompere l’indifferenza. Bonino rimase, però, sempre «radicale nell’animo», capace di trasformare lo scontro politico in pressione pubblica su temi concreti.
Ai dettagli personali, spesso raccontati con un sorriso, si deve la misura umana del suo profilo: tornata nella sua casa a Campo de’ Fiori dopo periodi di cura, la prima cosa che fece fu accendere una sigaretta e il computer. Un gesto semplice e insieme dirompente, che sintetizza il suo mix di quotidianità e impegno. Nella sua vita privata c’era spazio anche per legami familiari profondi: le figlie adottive e le persone vicine la descrivono come una figura decisa ma capace di affetto.
La scomparsa di Bonino apre nelle istituzioni romane e nella società civile il bilancio di un’eredità che continuerà a pesare nel dibattito sui diritti. Roma la ricorderà non solo per le campagne e le battaglie, ma anche per quei tratti di vita che la resero riconoscibile: una donna di città, che non volle mai spegnere del tutto la sua singolare forma di provocazione quotidiana.
