Otto colpi contro un’aquila minore, poi la morte nonostante il ricovero. A Velletri un episodio di possibile bracconaggio riporta l’attenzione sulla protezione della fauna selvatica e sull’efficacia dei controlli nelle campagne romane.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, il rapace è stato trovato ferito e trasferito al Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma, dove è deceduto. La Lipu ha presentato un esposto alla Procura per chiedere accertamenti sull’accaduto e sull’eventuale responsabilità di chi ha sparato.
Il condizionale è necessario: saranno le indagini a stabilire dinamica, autore e circostanze dell’episodio. Il numero dei pallini, tuttavia, descrive la gravità delle ferite e rende difficile considerare il caso come un semplice incidente. Se l’ipotesi del tiro deliberato fosse confermata, si tratterebbe di un attacco a una specie protetta, con possibili conseguenze sul piano giudiziario.
La denuncia dell’associazione arriva inoltre dopo altri episodi segnalati a poche settimane dall’apertura della stagione venatoria. La Lipu parla del quarto caso di attacco a uccelli protetti: un dato che dovrà essere verificato dagli organi competenti, ma che pone una domanda concreta sulla capacità di prevenire e individuare gli spari illegali.
Il problema non riguarda soltanto la perdita di un singolo animale. Ogni rapace svolge un ruolo nell’equilibrio degli ecosistemi e la sua uccisione può essere il sintomo di una pressione più ampia sugli habitat, soprattutto nelle aree dove boschi, campagne e zone di passaggio della fauna entrano in contatto con attività umane. «La tutela della fauna protetta non può restare affidata soltanto alle segnalazioni dopo il danno»: è questo il nodo che il caso di Velletri consegna alle istituzioni, senza anticipare però responsabilità ancora da accertare.
Il bracconaggio contro la fauna protetta: cosa rischia il territorio
Il bracconaggio colpisce specie che non possono essere cacciate e mette in discussione non solo le regole della stagione venatoria, ma anche la sicurezza degli habitat. Per questo saranno importanti gli accertamenti della Procura, le eventuali verifiche balistiche e il lavoro delle forze dell’ordine e degli enti che operano nel recupero della fauna selvatica.
Il caso dell’aquila minore mostra anche il limite di un sistema che spesso interviene quando l’animale è già ferito o morto. Servono controlli mirati, monitoraggio dei territori e una collaborazione tempestiva tra cittadini, associazioni, servizi veterinari e autorità. La domanda, ora, è se questo episodio resterà un fascicolo isolato o diventerà l’occasione per rafforzare davvero la tutela della biodiversità nell’area dei Castelli Romani.
