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Colosseo, l’allarme prima della morte: «Senza imbracature»

Colosseo, l’allarme prima della morte: «Senza imbracature»

Prima della tragedia al Colosseo, qualcuno avrebbe già segnalato un rischio preciso: operai impegnati nei lavori senza imbracature. Ora quella segnalazione entra nell’indagine sulla morte dell’operaio e sposta il centro della vicenda su una domanda inevitabile: chi sapeva e che cosa è stato fatto?

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, una funzionaria del Parco Archeologico avrebbe riferito di avere lanciato l’allarme sulla sicurezza prima dell’incidente. La donna è stata ascoltata dalla procura, che dovrà ricostruire tempi, destinatari e contenuti delle comunicazioni. Il riferimento più grave riguarda proprio l’assenza, denunciata, dei dispositivi di protezione: «Lavorano senza imbracature».

Al momento, però, la segnalazione non equivale da sola alla prova di una responsabilità penale. Saranno gli accertamenti a chiarire se l’allarme fosse stato formalizzato, a chi fosse stato trasmesso, quali controlli fossero stati eseguiti e se le condizioni osservate prima della tragedia coincidessero con quelle presenti nel cantiere al momento della morte.

È in questa catena di passaggi che si concentra il nodo più delicato. La sicurezza sul lavoro non dipende soltanto dalla presenza di regole, ma dalla capacità di applicarle ogni giorno, soprattutto in un luogo simbolico e complesso come il Colosseo. Se un rischio era stato effettivamente segnalato, la procura dovrà verificare perché non siano seguite misure adeguate, sospensioni, controlli o correzioni operative.

La questione riguarda anche il funzionamento dei controlli nei cantieri ospitati dentro siti archeologici di enorme valore. La tutela del patrimonio non può diventare un alibi per comprimere la tutela delle persone, così come l’urgenza dei lavori non può trasformarsi in una deroga di fatto alle cautele previste. Sono profili ancora da verificare, ma proprio per questo servono documenti, non soltanto dichiarazioni e ricostruzioni successive.

Cosa sappiamo sull’allarme per la sicurezza

Il dato riferito finora è l’esistenza di una precedente segnalazione attribuita a una funzionaria del Parco Archeologico, relativa a lavoratori che sarebbero stati impegnati senza imbracature. La funzionaria è stata sentita in procura. Restano da accertare la data dell’avvertimento, la forma con cui sarebbe stato inviato, i destinatari e l’eventuale risposta dell’amministrazione o delle imprese coinvolte.

Non è ancora possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, se quella segnalazione riguardasse esattamente la situazione che ha preceduto la morte dell’operaio. Saranno l’inchiesta, i rilievi sul cantiere e l’esame della documentazione sulla sicurezza a chiarire eventuali collegamenti. La domanda pubblica, intanto, è semplice e concreta: se un pericolo era stato visto e segnalato, perché non è stato fermato prima che diventasse una tragedia?

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