Ha destato rabbia, sgomento e molto altro la morte del carabiniere Mario Cerciello Rega. Arriva il cordoglio di Silvio Berlusconi, che si unisce a quelli degli altri politici
Silvio Berlusconi ha rilasciato una nota per esprimere il suo dolor eper la morte del carabiniere Mario Cerciello Rega, brutalmente assassinato nella notte a Roma. L’ex Premier ha voluto essere vicino alla famiglia della vittima e all’arma dei carabinieri. Queste le sue parole: “Mi unisco al dolore di tutti gli italiani per la drammatica scomparsa del vicebrigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega, barbaramente ucciso mentre faceva il suo dovere e garantiva la sicurezza ai cittadini. Sono vicino con affetto alla moglie, ai familiari e all’Arma dei Carabinieri. Il Militare scomparso era un uomo generoso e buono, sempre pronto ad aiutare i più deboli anche quando non era in servizio. Questo rende la sua perdita un dolore ancora più grande. Sono certo che i responsabili di questo gesto crudele saranno assicurati alla giustizia e sconteranno la loro colpa con la severità che meritano. Quello del Carabiniere è un impegno duro, un servizio alla collettività rischioso e purtroppo non sempre rispettato come merita. Ai militari dell’Arma, agli agenti della Polizia di Stato e a tutte le forze dell’ordine vanno assicurati compensi e mezzi adeguati. Continueremo a chiederlo a gran voce fino a quando non verranno incrementate le risorse del tutto insufficienti sinora a disposizione“.
CARABINIERE UCCISO, LA RAGGI VUOLE PIU’ AGENTI IN STRADA
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“Cucchi non fu ucciso di botte bensì dalla negligenza dei medici”
Caso Cucchi. Nel corso del processo di secondo grado che vede convolto il Carabiniere Alessio di Bernardo, la linea difensiva del suo avvocato, Antonella De Benedictis, è ora quella di negare la completa responsabilità della morte del geometra romano al suo assistito. "Nessuno nega che ci sia stato un pestaggio, ma non è stato così violento. Stefano Cucchi non è stato ucciso per i ceffoni o pugni, nessuno lo ha ucciso di botte. Le persone che lo hanno lasciato morire sono stati i medici attraverso negligenze ed omissioni, chi ha sbagliato ha pagato penalmente e civilmente con un risarcimento. Dire che Di Bernardo lo ha massacrato di botte non è giusto. Ci sono stati degli schiaffi e forse una spinta che ha fatto cadere Cucchi. Ha sbagliato chi lo fatto e deve pagare, ma non è stato un violento pestaggio. Di Bernardo è una brava persona, un padre di famiglia, un carabiniere pluridecorato: nessuno ha ucciso di botte Cucchi", ha concluso l'avvocato. Nei confronti di Di Bernardo, il pg Cavallone ha chiesto una condanna a 13 anni di carcere; lo stesso numero di anni chiesto per Raffaele D'Alessandro, mentre 4 anni e 6 mesi è la condanna chiesta per il maresciallo Roberto Mandolini, accusato di falso.
Omicidio Cerciello – Sarà processato il carabiniere che bendò Natale Hjort
Omicidio Cerciello - Il provvedimento è stato disposto dal pm Sabina Calabretta e dall'aggiunto Nunzia d'Elia, al termine dell'attività del Nucleo Investigativo dei Carabinieri. Il militare dovrà rispondere di "misura di rigore non consentita dalla legge". Una misura che, come hanno appurato le indagini, non ha però influito sull'interrogatorio, spingendo il giovane americano a confessare. Rinviato a giudizio, con l'accusa di falso, anche l'ex comandante della Stazione Piazza Farnese: raccontò infatti che la notte dell'omicidio, presso il pronto soccorso del Santo Spirito, Andrea Varriale, compagno di servizio di Cerciello, gli consegnò la pistola d'ordinanza. Versione smentita dalle indagini: quella notte infatti sia Varriale che Cerciello non avevano l'arma con sè. Un terzo militare dovrà invece rispondere di abuso d'ufficio e pubblicazione di immagine di persona privata della libertà: sarebbe stato lui infatti a scattare la foto di Hjorth bendato e a pubblicarla poi su almeno su due gruppi Whatsapp. A suo carico inoltre la violazione del segreto d'ufficio: avrebbe infatti fornito "specifiche indicazioni sui primi risultati investigativi ottenuti".