Cronaca
Studenti romani al gelo: cappotti e riscaldamento in letargo tra termosifoni spenti e caldaie in panne
RientroInClasse #ScioperoFreddo #RenascimentoScolastico
Il freddo che gela la didattica
Dall’inizio dell’anno scolastico, molte scuole di Roma e del Lazio sono afflitte da un grave malanno: il termometro non supera i 18 gradi. Gli studenti, già provati da un’estate che sembrava non finire mai, si sono arresi all’inevitabile e hanno deciso di alzare la voce, o meglio, di protestare. In un’epoca in cui il diritto allo studio dovrebbe essere garantito, cosa succede se il caldo intimo di una lezione viene rimpiazzato dal freddo pungente?
Studiare al cambio di stagione
Il clima in aula è diventato il nuovo oggetto di protesta sociale. “Studiare al freddo nega il diritto allo studio!” è il grido di battaglia lanciato dai giovani in rivolta. Non solo zaini pesanti da portare, ma anche giubbotti e guanti da indossare per sopravvivere a una mattinata di algebra. Gli studenti non stanno solo chiedendo di scaldare le aule, ma di restituire loro un ambiente accogliente in cui poter apprendere senza timore di congelare.
Un inverno che non fa sconti
Ma la situazioncina è più complessa di un semplice “fateci alzare la temperatura”. La questione dei finanziamenti e della manutenzione degli edifici scolastici entra in gioco, rendendo il calore un lusso piuttosto che un diritto. Mentre le autorità locali sembrano scrollarsi di dosso la neve dei problemi, i ragazzi continuano a mobilitarsi per un’istruzione dignitosa. Del resto, studiare con il cappotto addosso è l’ultima di quelle esperienze che ci si aspetterebbe di trovare in un reality show, eppure eccoci qui.
Un freddo che non lascia indifferenti, un’accoglienza che dovrebbe essere calorosa, ma, ahimè, per ora, è solo glaciale. E chissà, in un Paese dove la passione per la politica è calda come un buon caffè, magari la prossima volta non si dimenticheranno delle aule ghiacciate.
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