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Oliva Salviati: “Riapertura San Giacomo di Roma non è storia personale, ma battaglia collettiva”

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Oliva Salviati: “Riapertura San Giacomo di Roma non è storia personale, ma battaglia collettiva”

(Adnkronos) – “La vicenda dell’Ospedale San Giacomo di Roma non è una cronaca locale, ma una battaglia personale e una battaglia dei tanti cittadini che vi hanno partecipato. È una storia italiana, una storia che attraversa i secoli, che unisce carità e diritto, Chiesa e Stato, passato e presente. Una storia che parla di sanità come dovere collettivo”. Così all’Adnkronos, Oliva Salviati, discendente del cardinale Antonio Maria Salviati, fondatore dell’Ospedale San Giacomo di Roma, che per quasi 20 anni si è battuta per la riapertura dello storico nosocomio nel cuore della Capitale, che dal 2029, secondo quanto annunciato dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, sarà un ospedale, una Rsa e un reperto di lunga degenza. “Difendere il San Giacomo non è stato, per me, un atto politico. È stato un atto civile. Come donna, come madre, come cittadina – prosegue -. E anche come erede di chi aveva legato il proprio nome ad un pensiero generoso che la sanità e la salute non fossero un privilegio, ma una responsabilità permanente”.  

L’Ospedale San Giacomo degli Incurabili nasce nel cuore di Roma nel XIV secolo, ma viene rifondato nel Cinquecento dal cardinale Antonio Maria Salviati, di ritorno dal Concilio di Trento e dall’esperienza diplomatica come nunzio apostolico alla corte di Caterina de’ Medici, sua cugina. “Uomo del suo tempo, il Cardinale Salviati, ma prodigo e magnanimo – ricorda la discendente – scelse, infatti, di destinare gran parte del proprio patrimonio non al prestigio personale, ma ai più fragili, agli esclusi, ai malati di sifilide, allora considerata una colpa morale prima ancora che una malattia, agli incurabili, ai bambini orfani grazie anche all’istituzione del Collegio Salviati di fronte a Montecitorio. Il San Giacomo – spiega ancora Oliva Salviati – fu al contempo anche un luogo di avanguardia medica: chirurgia, cura delle piaghe dei sifilitici con un’assistenza continuativa. Non a caso, attorno a San Giacomo operarono Ettore Vernazza che fondò gli Ospedali degli Incurabili e la Compagnia del Divino Amore, Filippo Neri e Camillo de Lellis, uomini che hanno fondato l’idea moderna di ospedale come luogo di ricovero e cura, di carità e amore per il malato”. 

Lo storico nosocomio romano è sopravvissuto quattro secoli grazie ad una donazione ‘modale’ e un patrimonio terriero ed immobiliare del Cardinale Salviati, destinato a produrre reddito per garantirne nel tempo la sopravvivenza economica nella sua funzione sanitaria. “Un’idea lungimirante che oggi chiameremmo ‘sostenibilità sanitaria – prosegue Oliva Salviati – Poi, improvvisamente, la frattura. Nel 2008 l’ospedale viene chiuso dalla Regione Lazio non perché obsoleto, ma nonostante fosse appena ristrutturato con denaro pubblico, con reparti di eccellenza, una delle terapie intensive più moderne d’Italia, servizi fondamentali per dializzati, pazienti oncologici, pazienti fragili. La motivazione ufficiale fu il debito. Ma il debito, nella storia contemporanea, è spesso un pretesto. In poche settimane ciò che era stato costruito con anni di lavoro e risorse pubbliche viene devastato -sottolinea ancora la discendente del Cardinale Salviati -Questo non è progresso. È vergognoso spreco e disprezzo per la collettività. È perdita di memoria civile. Diciotto anni di battaglia non sono stati contro qualcuno, ma per qualcosa, per un principio: quello secondo cui la sanità non può essere ridotta a bilancio, né l’emergenza usata come maschera del profitto. Sotto questa parola si è spesso nascosta la rinuncia al bene comune. La sanità non è un mercato, è un impegno collettivo, è un diritto. La riapertura del San Giacomo, un bene di tutti, è una notizia che fa ben sperare. Per tutti”.  

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