Basta code infinite: la dichiarazione di Francesco Rocca sul Pronto Soccorso del Lazio è un passo politico necessario, ma non la soluzione definitiva ai reparti in sofferenza. È giusto che qualcuno alzi la voce, ma chi vive il dialogo quotidiano con il pronto soccorso vuole soprattutto date e numeri.
Per anni i cittadini romani hanno assistito a scene ricorrenti: corridoi pienissimi, attese che sfiancano, dimissioni rallentate per mancanza di posti letto post-acuti. Le ragioni sono molte e note — carenza di personale, medicina territoriale debole, flussi impropri verso il pronto soccorso — ma conoscerle non basta. Le parole di rottura contro le code rischiano di restare slogan se non sono seguite da piani operativi condivisi con le aziende sanitarie, gli ospedali e i medici di famiglia.
Quindi ben venga l’annuncio: ora però chiederemo il cronoprogramma. Quanto tempo per assumere infermieri e medici? Quando partiranno i piloti di triage avanzato e la sinergia con il 118? In che arco temporale saranno riallocati letti per le dimissioni protette e rafforzata la rete di assistenza territoriale? Senza scadenze e indicatori misurabili, la promessa resta una buona intenzione. E i romani non hanno tempo per aspettare: vogliono vedere, reparto per reparto, i miglioramenti nei tempi di attesa pubblicati e aggiornati.
Dal punto di vista pratico, fino a quel giorno contano anche le informazioni e l’organizzazione di base. Chi ha un problema non urgente dovrebbe rivolgersi alla guardia medica o al proprio medico di famiglia; in caso di emergenza va chiamato il numero unico di emergenza sanitaria. I Municipi e le ASL devono intensificare la comunicazione sui servizi alternativi al pronto soccorso e sulle modalità di accesso, in modo che l’utenza possa scegliere con consapevolezza e ridurre i flussi impropri.
La politica regionale ha fatto il suo annuncio: ora tocca ai fatti. Serve una governance trasparente che metta scadenze e risorse nero su bianco, monitoraggio pubblico dei tempi di attesa, incentivi per stabilizzare il personale e interventi strutturali sulla rete territoriale. Se la promessa resta parola d’ordine, i pronto soccorso continueranno a essere il termometro di un sistema che non regge più. Se invece si trasformasse in piano operativo con numeri e tempi certi, potremmo davvero cominciare a dire addio alle code.