Dopo la partita Roma‑Atalanta, una foto diffusa sui social ritrae membri della Curva Sud intenti nel saluto romano: 14 identificati, tre ancora da individuare e per alcuni potrebbero scattare Daspo. L’immagine, condivisa dal gruppo Boys, ha attivato le verifiche della Questura e riaperto il dibattito sulla prevenzione dei comportamenti estremisti negli spazi dello sport cittadino.
Il Daspo rimane lo strumento più noto e immediato: un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive che colpisce singoli responsabili, con durate e modalità decise dall’autorità di pubblica sicurezza. Ma la misura punitiva sul singolo non elimina le condizioni che favoriscono la ricomparsa di simboli e gesti di matrice fascista: gruppi organizzati, rituali di piazza intorno allo stadio e canali social che normalizzano pratiche illecite continuano a esistere fuori e dentro i tornelli.
Per limitare i rischi servono più leve simultanee. La Questura può potenziare controlli mirati, l’uso di ammonimenti e provvedimenti amministrativi come il foglio di via e intervenire nella pianificazione dell’ordine pubblico per le partite ad alto rischio. La Prefettura resta il luogo di coordinamento operativo per definire i dispositivi nei giorni delle gare, ma queste misure vanno accompagnate da una sorveglianza preventiva dei circuiti che legittimano l’estremismo.
Il Club ha responsabilità dirette: regolamenti interni, revoca o sospensione delle tessere, limitazioni settoriali alla vendita dei biglietti e norme chiare sul divieto di esporre simboli politici o estremisti sono strumenti concreti. La gestione degli steward, la formazione sul riconoscimento di segnali d’allarme, il monitoraggio delle tribune con telecamere e l’azione disciplinare nei confronti dei gruppi che organizzano iniziative fuori dagli standard dello stadio possono incidere prima che si arrivi al provvedimento giudiziario.
Il Campidoglio e i Municipi devono completare il quadro con interventi sul perimetro urbano: controllo degli spazi pubblici attorno all’Olimpico, regolamentazione di attività commerciali e punti di ritrovo, e ordinanze che scoraggino assembramenti non autorizzati. Solo una strategia multilivello — sanzioni individuali, responsabilizzazione societaria e presidio urbano costante — può trasformare i Daspo, necessari, in uno strumento non isolato ma parte di una politica di prevenzione duratura.
La fotografia che ha fatto il giro dei social è un campanello d’allarme. Entro le verifiche in corso sarà chiaro chi pagherà il conto individuale; resta però la domanda politica e gestionale su come la città e il calcio romano intendono impedire che scene simili diventino routine.
