Non solo monumenti e fotografie: prima di ripartire da Roma, Naomi Watts ha scelto un ricordo da indossare. L’attrice australiana è passata da Schostal, storica boutique di via della Fontanella di Borghese, acquistando uno degli iconici pigiami del negozio.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, la visita si è inserita nel soggiorno romano della star, diventata così l’ultima cliente illustre di una realtà commerciale che da generazioni lega artigianato, stile e identità della Capitale. Un episodio leggero, ma tutt’altro che banale: racconta il valore di quei luoghi romani capaci di trasformare un acquisto in un’esperienza.
Il pigiama, oggetto quotidiano per definizione, da Schostal assume un significato diverso. Non è soltanto un capo da notte, ma un prodotto riconoscibile, associato a una lavorazione tradizionale e a un’estetica rimasta nel tempo. È proprio questo equilibrio tra semplicità e carattere ad attirare una clientela internazionale, compresi artisti e personalità dello spettacolo.
La presenza di Naomi Watts accende naturalmente la curiosità, ma il punto non è soltanto la celebrità della cliente. La notizia mostra come il fascino di Roma passi anche dalle sue botteghe, dai negozi storici e da un commercio di prossimità che resiste alla standardizzazione. In una città osservata soprattutto per i suoi monumenti, sono spesso questi indirizzi a restituire una dimensione più concreta e personale del viaggio.
La storia di Schostal, dal 1870 al pigiama delle star
La storia della boutique affonda le radici nel 1870, un dato che colloca Schostal tra le attività storiche del tessuto commerciale romano. Nel corso del tempo, il negozio ha costruito la propria riconoscibilità attorno ai pigiami e a un’idea di eleganza domestica diventata parte del suo patrimonio.
Il passaggio di Watts riporta quindi l’attenzione su un modello di Made in Italy fatto non soltanto di grandi marchi, ma anche di imprese e botteghe con una memoria precisa. Il successo di un luogo simile dipende dalla capacità di conservare una tradizione senza trasformarla in un semplice pezzo da museo. La domanda, per Roma, è se queste attività riusciranno a restare vive abbastanza a lungo da continuare a essere scelte non solo dalle star, ma anche da chi cerca un frammento autentico della città.
