Un mese di agonia, quattro ospedali e una domanda ancora senza risposta: che cosa ha provocato la morte di Sabrina Gigliotti, 38 anni, dopo la presunta puntura di un insetto? A Roma la Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e ha disposto l’autopsia.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, la donna, sposata e madre di due figli, avrebbe iniziato il suo percorso sanitario all’ospedale Grassi di Ostia, fino ad arrivare al Celio. Il passaggio tra quattro strutture è ora al centro degli accertamenti, insieme alla ricostruzione dei sintomi, delle diagnosi e delle terapie ricevute.
Il riferimento al ragno violino resta, allo stato attuale, un’ipotesi da verificare. Le prime informazioni parlano di una puntura di insetto, ma sarà l’esame autoptico a dover chiarire la causa della morte e l’eventuale relazione con la lesione iniziale. Non è quindi possibile stabilire oggi se vi sia stato un ritardo, un errore diagnostico o una complicazione non prevedibile.
Sabrina lavorava all’aeroporto di Fiumicino. La sua morte, avvenuta il 25 ottobre, ha lasciato una famiglia con due figli e aperto un’indagine delicata, nella quale ogni passaggio clinico dovrà essere valutato sulla base delle cartelle, degli esami e delle decisioni assunte dai sanitari.
La Procura dovrà accertare anche se il trasferimento da una struttura all’altra abbia inciso sull’evoluzione del quadro clinico oppure se il percorso sia stato determinato dalla necessità di cure specialistiche. Al momento non risultano conclusioni definitive sulle responsabilità individuali. L’ipotesi di omicidio colposo indica un campo investigativo, non un verdetto.
Il dolore dei familiari emerge nelle parole riportate da Fanpage Roma: “Morte assurda, siamo devastati”. È una frase che restituisce la dimensione privata della tragedia, ma non può sostituire le verifiche necessarie. In casi come questo, il confine tra una complicanza eccezionale e una possibile criticità nell’assistenza può essere tracciato soltanto dagli atti dell’inchiesta.
Il calvario tra quattro ospedali: cosa è successo
La sequenza finora emersa indica un percorso iniziato al Grassi di Ostia e concluso al Celio, dopo il passaggio in altre due strutture sanitarie. I dettagli completi delle tappe intermedie, dei tempi di trasferimento e delle condizioni della paziente dovranno essere ricostruiti dagli investigatori e dai consulenti nominati dalla Procura.
La cronologia sarà decisiva: occorrerà stabilire quando sarebbe avvenuta la puntura, quali sintomi siano comparsi, quali diagnosi siano state formulate e come sia cambiato il quadro clinico durante il mese di agonia. Solo dopo l’autopsia e l’analisi della documentazione sanitaria sarà possibile capire se la morte sia riconducibile alla presunta puntura, a una complicazione successiva o ad altri fattori ancora da chiarire.
Il caso pone anche una questione più ampia sulla continuità dell’assistenza quando un paziente passa attraverso più ospedali. Ma prima di trasformare questa vicenda in un’accusa al sistema sanitario, sarà necessario attendere fatti verificati: la domanda non è soltanto che cosa sia accaduto a Sabrina, ma se ogni passaggio del suo percorso sia stato gestito secondo le regole e con la tempestività necessaria.
