ROMA ANTICA Festa della dea Concordia

ROMA ANTICA Festa della dea Concordia

ROMA ANTICA Festa della dea Concordia. La Concordia è una figura della mitologia romana. Era lo spirito dell’armonia della comunità (Armonia nella mitologia greca). Veniva rappresentata come una matrona seduta con un ramo d’olivo e la cornucopia. A volte raffigurata fra due membri della famiglia Imperiale in carica nell’atto di stringere loro la mano.

Festa della dea Concordia. Nel 367 a.C. le fu dedicato un tempio nel Foro Romano dal console Marco Furio Camillo. Un altro tempio, costruito da Lucio Manlio nel 216 a.C. per ricordare la fine di una ribellione delle truppe nella Gallia Cisalpina, si trovava su una delle vette del Campidoglio. Il tempio fu restaurato da Lucio Opimio nel 121 a.C.. Augusto nell’11 a.C. fece collocare a Roma una statua in suo onore. Nel 10 d.C. Tiberio le dedicò il tempio restaurato con l’epiteto di Concordia Augusta, nome che le rimase per sempre. In epoca imperiale venne istituito il culto della Concordia Augusta, istituzione molto importante per la dinastia regnante. Numerose le iscrizioni per ingraziare la dea ai membri della famiglia imperiale. Tante le immagini della dea Concordia sulle monete imperiali, come ad esempio tra i due Augusti Marco Aurelio e Lucio Vero o tra gli eserciti.

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Fin dalla seconda metà dell'800 la festa è associata a due caratteristiche particolari: i falò e i dolci fritti. La celebrazione, coincidendo con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, si è venuta a sovrapporre ai riti di purificazione agraria (i Lupercalia) di chiara origine pagana. Infatti si bruciano i residui del raccolto dei campi formando cataste accese nelle piazze. Il rito dei falò era ed è accompagnato, in tutta Italia, dalla preparazione delle zeppole (frittelle). In ricordo forse del fatto che San Giuseppe oltre che falegname dopo la fuga in Egitto fosse stato anche venditore di frittelle meritandosi, da parte del popolo romano, l’affettuoso nomignolo di 'San Giuseppe frittellaro'. A Roma fino alla fine degli anni '50 era tradizione preparare delle 'frittelle' e dei 'bignè' di San Giuseppe. Soprattutto nel quartiere Trionfale dove si trova la Basilica Minore di San Giuseppe. Qui venivano attrezzati decine di banchi con tanto di calderone pieno d'olio ove friggere i dolci.

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