Una analisi statistico-attuariale dell’INPS sui flussi di iscrizioni e cessazioni nella Gestione Artigiani, relativa al periodo 2018-2024, evidenza una contrazione significativa del settore. Dal 2011 al 2025 la platea di contribuenti è scesa da circa 1,82 milioni a circa 1,25 milioni, pari a una diminuzione di oltre 570 mila iscritti.
Contesto e numeri chiave
Secondo lo studio, l’andamento mostra una flessione annuale che è accelerata negli ultimi anni: dal 2023 la riduzione ha superato il 5% annuo, con una proiezione di circa il 5,91% tra il 2024 e il 2025. In termini complessivi tra il 2011 e il 2025 la perdita è stimata intorno al 31,3%.
Analizzando 692.971 cancellazioni dalla Gestione tra il 2018 e il 2024, il 50,33% ha trovato una nuova occupazione nell’anno successivo; di questi, il 63,6% è entrato nel lavoro privato, l’18,3% nel lavoro autonomo o parasubordinato e il 13% è rientrato nella stessa Gestione Artigiani. Il pensionamento rappresenta il 23,61% delle uscite, mentre il 4,58% riguarda persone decedute. Un dato rilevante è quello dei cosiddetti silenti: il 21,48% dei cancellati non risulta rintracciabile negli archivi INPS l’anno successivo alla cessazione.
Impatto demografico e territoriale
La quota di cancellati con oltre 60 anni è passata dal 27,21% nel 2018 al 37,28% nel 2024, segno di un invecchiamento della platea e di un minore ricambio generazionale. L’agevolazione alla ricollocazione mostra inoltre che la parte di ex artigiani che ritrovano impiego aumenta, mentre la media dell’età dei ricollocati cresce da 44,4 anni nel 2019 a 47,4 anni nel 2025.
Territorialmente, oltre il 58% delle cancellazioni si concentra nel Nord Italia (33% nel Nord-Ovest e 25,5% nel Nord-Est), il Centro rappresenta il 21,5% e il Mezzogiorno il 20%. Se il ricollocamento di circa metà degli ex artigiani dimostra una capacità di assorbimento del mercato del lavoro, la riduzione complessiva resta un segnale di forte criticità per un comparto ritenuto fondamentale per l’economia nazionale.
Prospettive e richieste
La lettura dello studio richiama l’esigenza di una riflessione sulla normativa quadro dell’artigianato (Legge n. 443 del 1985) alla luce dei profondi cambiamenti intervenuti: globalizzazione, trasformazioni dei mercati, nuovi modelli produttivi. Secondo Gabriele Tullio, componente del Comitato amministratore della Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani presso l’INPS e Presidente Nazionale dell’UAI, “i dati dell’artigianato sono logicamente preoccupanti: registriamo un trend negativo e un calo del 5% annuo nell’ultimo triennio. Serve adesso un forte sforzo congiunto, a partire dalla politica e dalla nuova legge sull’artigianato in fase di elaborazione, per invertire questa tendenza”.
