Lo spreco alimentare nel Lazio prova a diventare una responsabilità condivisa: chi recupera e dona il cibo invenduto potrà ottenere uno sconto sulla Tari. La legge approvata dal Consiglio regionale apre una strada concreta, ma il vero banco di prova sarà nei Comuni, dove l’idea dovrà trasformarsi in regole, controlli e risultati misurabili.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, il provvedimento è stato approvato all’unanimità e punta a favorire il recupero degli alimenti ancora utilizzabili, destinandoli alle famiglie in difficoltà. La prima firmataria, Marietta Tidei, ha sintetizzato l’obiettivo parlando della necessità di «più risorse per recuperare e distribuire il cibo a chi ne ha bisogno».
Il principio è semplice, ma tutt’altro che banale: un’attività commerciale che evita di buttare prodotti invenduti e li consegna a realtà in grado di redistribuirli potrebbe essere premiata anche sul piano fiscale. La Tari, dunque, non sarebbe soltanto il costo legato alla produzione dei rifiuti, ma diventerebbe uno strumento per incentivare comportamenti virtuosi.
La questione decisiva riguarda però il funzionamento concreto dello sconto. La legge regionale indica l’indirizzo politico; spetterà poi chiarire con precisione criteri, documentazione, modalità di calcolo e applicazione nei diversi territori. Senza regole uniformi e procedure semplici, il rischio è che l’incentivo resti difficile da utilizzare proprio per le piccole attività, spesso prive di strutture amministrative complesse.
Allo stesso tempo, recuperare il cibo non significa soltanto ridurre i rifiuti. Significa organizzare raccolta, conservazione e distribuzione in tempi compatibili con la deperibilità degli alimenti, coinvolgendo imprese, associazioni, enti locali e servizi sociali. Ogni passaggio dovrà essere tracciabile, così da garantire sicurezza alimentare e destinazione effettiva delle donazioni.
Cosa cambia per imprese, Comuni e famiglie
Per le imprese, la novità può trasformare una voce di costo e un problema organizzativo in un incentivo a collaborare con gli enti del territorio. Il beneficio, però, sarà realmente efficace solo se lo sconto sulla Tari sarà proporzionato, accessibile e accompagnato da indicazioni chiare su come dimostrare le quantità donate.
Per i Comuni, la sfida sarà mettere in rete chi produce l’invenduto e chi può distribuirlo. Dovranno essere definiti controlli e criteri omogenei, evitando che l’applicazione della norma cambi troppo da una città all’altra. Per le famiglie in difficoltà, infine, il valore della legge dipenderà dalla capacità di far arrivare gli alimenti in modo regolare e dignitoso, non da iniziative occasionali.
Il Lazio ha scelto di collegare lotta allo spreco e sostegno sociale. Ora la politica dovrà dimostrare che l’unanimità del voto può diventare una macchina amministrativa funzionante: perché tra approvare una legge e riempire davvero le tavole di chi ha bisogno passa tutta la differenza tra un annuncio e una misura efficace.
