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Salute e benessere

Natale, periodo di gioia ma anche di malinconia: la parola all’esperto

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Natale, periodo di gioia e serenità da trascorrere in famiglia ma anche foriero di malinconia: ecco il parere del nostro esperto.

Pensare il Natale equivale a ragionare su giorni di e frenesia, molti lo definiscono il periodo più bello dell’anno.
Purtroppo il periodo natalizio può scatenare molteplici aspettative ed ansie legate alle relazioni familiari, alle preoccupazioni economiche, ai problemi di salute, ai progetti futuri ed al senso di solitudine, in special modo chi è solo o ha subito un lutto o la separazione dalla propria famiglia; tutte situazioni e preoccupazioni che bisognerebbe assolutamente allentare per godersi a pieno questo dolce momento.

Il Natale nell’antica Roma era rappresentato dai Saturnalia, cioè un periodo di festa in onore al dio Saturno/Cronos.
Nel 1863 e nasce il moderno tramite un disegnatore tedesco, Thomas Nast, il quale creò per la rivista Harper’s Weekly, per la prima volta, il vecchio rubicondo con la barba che consegna i ; nel 1930 venne ripreso dalla Coca Cola.

È un periodo “schizofrenico”, in cui svariate persone devono vivere la “felicità imposta”, altre persone invece sperimentano quella che viene chiamata, in psicologia “malinconia del Natale”, le persone a volte tendono a sviluppare la seguente sintomatologia: umore deflesso, crisi di pianto, chiusura.
Inoltre i festeggiamenti natalizi possono comportare una serie di potenziali stress: molte riunioni ed incontri familiari, ovvero doveri sociali ai quali è difficile sottrarsi e che possono causare tensione e nervosismo; liste di regali da identificare e comperare con eventuali difficoltà economiche. Il segreto per sfuggire a questa malinconia natalizia è affrontare il tutto con un po’ di leggerezza, tornare per qualche giorno ad apprezzare tutto come se si fosse dei bambini.

Dr. ssa Alessia Micoli Psicologa Criminologa

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Attualità

Misure urgenti per proteggere i malati di cuore. L’appello dei cardiologi

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La seconda ondata del virus blocca la cardiologia e tiene sotto scacco il cuore degli italiani. L’appello degli esperti del settore

Nella scorsa primavera la paura del contagio ha dimezzato i ricoveri per infarto e triplicato la mortalità. Oggi i ricoveri ospedalieri di emergenza sono tornati a livelli di normalità ma la sospensione degli ambulatori cardiologici, dei reparti e delle UTIC, rischia di avere conseguenze ancora più catastrofiche e di vanificare gli straordinari progressi della cardiologia che negli ultimi due decadi hanno allungato la vita di 5 anni. È questo l’appello della Società italiana di cardiologia lanciato dal suo presidente Ciro Indolfi.  Durante la prima ondata della pandemia, i ricoveri ospedalieri di emergenza per infarti e ictus si sono dimezzati per paura del contagio, molte persone sono morte a casa o sono sopravvissute con danni gravi al cuore e al cervello, perché gli eventi cardiovascolari gravi sono ‘tempo-dipendenti’ – dichiara Ciro Indolfi, Presidente SIC e Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro – La Società Italiana di Cardiologia è stata la prima al mondo a dimostrare durante la pandemia la riduzione di oltre il 50% dei ricoveri cardiologici, accompagnata da un aumento di tre volte della mortalità ospedaliera, dati poi confermati nelle altre nazioni europee e negli Stati Uniti. Oggi i ricoveri ospedalieri di emergenza sono tornati a livelli di normalità, con una modesta flessione per un ritorno, ancora lieve, della paura del contagio. Ma in alcune Regioni, soprattutto al Sud, gli ambulatori cardiologici sono stati chiusi e i reparti di cardiologia svuotati perché è in aumento il numero del personale sanitario contagiato Covid o perchè molti reparti cardiologici sono stati convertiti a reparti Covid-19. In questo scenario, se i numeri dei contagiati aumenteranno ulteriormente, è prevedibile un impatto della pandemia sulle malattie cardiovascolari ancora maggiore rispetto allo scorso marzo. Infatti, il rinvio di visite, controlli e ricoveri per interventi di angioplastica coronarica e di altre procedure elettive, come la Tavi, la Clip mitralica, i pacemakers,  defibrillatori, le ablazioni per fibrillazione atriale, sommandosi ad arretrati difficili da smaltire, rischia già dal prossimo mese di portare ad un aumento della mortalità e della disabilità superiore a quello della prima ondata, a cui si aggiunge un rischio due volte maggiore di non sopravvivere al virus di chi soffre di malattie cardiovascolari”. Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia con più di 240.000 decessi ogni anno. Una sanità bloccata dal virus rischia di annullare i progressi della terapia farmacologica e dell’interventistica e di far ritornare la cardiologia ai risultati di 20 anni fa.

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