ROMA Omaggio ‘d’avanguardia’ a Lucio Battisti nella Stazione Termini

ROMA Omaggio ‘d’avanguardia’ a Lucio Battisti nella Stazione Termini.

ROMA Omaggio ‘d’avanguardia’ a Lucio Battisti nella Stazione Termini. Quel luogo spesso foriero di sorprese, disagi o situazioni al limite della vivibilità, ma che a volte può riservare anche delle sorprese. Arrivi inaspettati e improvvisi, a spezzare con un tocco di azzurro il cielo grigio sulle teste dei pendolari capitolini. Si tratta, in questo caso, di una visione quasi mistica, surreale, di un’immagine fuori contesto, totalmente astratta dal luogo in cui si trova.

Un qualcosa di sgradevole all’udito, ma che in realtà è avanguardia pura: un gioco di parole, messo lì senza un motivo, almeno in apparenza. Sì perchè di motivi per celebrare l’artista di Poggio Bustone ce ne sarebbero eccome: su tutti, il suo recente approdo su Spotify (reclamizzato qua e là per la Stazione, con messaggi intrisi di poeticità: “Tanti hanno cantato il mondo, uno solo l’ha fatto prigioniero“, per fare un esempio). Un approdo quello sulla piattaforma musicale in streaming avvenuto, guarda caso, nel cinquantennale dell’unica partecipazione a Sanremo (evento anch’esso ricordato, con l’anno 1969 stampato a caratteri cubitali per 4 volte). E non è sempre un caso che questa commemorazione (o presunta tale) sia avvenuta in quel luogo che Battisti cantò in ‘La metro eccetera‘ (scritta nel 1992 con Pasquale Panella) e che a distanza di 27 anni sembra aver voluto ringraziare il cantante per quell’omaggio.

Un gioco di parole, dicevamo, che colpisce lo spettatore, infondendogli un senso di ottimismo. Surreale, ma pur sempre ottimismo. In questo modo, infatti, l’utente dimentica per un attimo i sentimenti legati alla routine, alla calca, al disagio e ai tratti meno avvincenti della quotidianità che quella scritta gli evoca. Li dimentica e si rilassa, pensando a qualcosa di leggero e piacevole quale appunto la musica di Battisti

Il cui nome viene ripetuto quattro volte, un pò sullo stile del grido ‘campioni del mondo’ dopo la vittoria del Mondiale 1982. Il tutto eliminando da Battistini la desinenza –nì, anche qui per far dimenticare all’utente perfino la risposta che darebbe se gli venisse chiesto ‘speri che i disservizi terminino presto?”.

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