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Macron: “Basta egoismi, la Francia è al fianco dell’Italia” (1^ parte)

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Il Presidente francese Emmanuel Macron ha risposto a una serie di domande di Stampa, Repubblica e Corriere della Sera, nella prima intervista a media stranieri da quando è iniziata l’emergenza sanitaria: “Basta egoismi, la Francia è al fianco di Italia”.

Con il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte avete chiesto al Consiglio europeo la creazione di eurobond per fronteggiare una crisi epocale ma Germania e Olanda hanno fatto blocco, si rischia l’implosione dell’eurozona e dell’Unione europea? “La Francia è al fianco dell’Italia. Con Giuseppe Conte, Pedro Sanchez e altri sei capi di Stato e di governo abbiamo indirizzato, prima del Consiglio europeo, una lettera a Charles Michel per inviare un messaggio chiaro. Non supereremo questa crisi senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e di bilancio. Questo è il punto di partenza. Gli strumenti vengono in seguito e dobbiamo essere aperti a questo proposito. Può trattarsi di una capacità di indebitamento comune, quale che sia il suo nome, oppure di un aumento del bilancio dell’Unione europea per permettere un sostegno reale ai paesi più colpiti da questa crisi.

Al Consiglio giovedì dieci Paesi dell’eurozona, rappresentanti del 60 % del suo PIL, hanno esplicitamente sostenuto quest’idea. È la prima volta! Alcuni Paesi, tra cui la Germania, hanno espresso le loro reticenze. Abbiamo deciso di continuare questo fondamentale dibattito, al più elevato livello politico, nelle prossime settimane. Non possiamo abbandonare questa battaglia. Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’ Europa della solidarietà, della sovranità e dell’avvenire”.

Quanto tempo può attendere l’Europa e a quanto dovrà ammontare lo schock di rilancio? “Non voglio focalizzarmi su una data né su una cifra, non avrebbe alcun senso. La forza di Mario Draghi quando parlava di ‘whatever it takes’ nel 2012 risiede proprio nel fatto che non dà cifre, ma un segnale di un’azione determinata e illimitata. In questa crisi sul piano economico l’Europa ha preso due decisioni molto forti. Sul piano monetario la Banca centrale europea ha deciso un programma di sostegno massiccio e inedito. Sul piano di bilancio abbiamo detto che faremo tutto ciò che è necessario e abbiamo iniziato a realizzarlo in ciascuno dei nostri paesi.

Ciò che manca ora è un segnale chiaro di azione coordinata e solidale. L’Unione europea, l’eurozona, si riassume forse in un’istituzione monetaria e in un insieme di regole, molto flessibili, che permettono a ogni Stato di agire per conto proprio? Oppure si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? Voglio che si faccia pienamente questa scelta di solidarietà. La cifra è secondaria, è questo segnale che conta. Attraverso l’indebitamento comune o il bilancio comune. Non abbiamo raggiuto questo traguardo durante la crisi finanziaria; dobbiamo oggi esserne all’altezza”.

Mario Draghi, già Presidente della BCE, raccomanda che i governi europei assorbano il contraccolpo economico nonostante un forte aumento del debito pubblico: “Ho letto con grande interesse l’intervento pubblicato da Draghi questa settimana. Condivido la sua lettura della crisi e credo che dica esattamente questo. I governi nazionali devono agire senza limiti e la solidarietà europea deve fare la propria parte. Dice anche che l’Europa ha tutte le risorse per farcela, un sistema finanziario solido e un servizio pubblico di qualità. L’unica questione è la sua volontà di agire, di farlo insieme e di farlo velocemente. È per questo che lotto, con Giuseppe Conte in particolare”.

Come giudica il lavoro di Christine Lagarde, che è stata criticata? “Lo approvo e lo sostengo. Gli annunci del 19 marzo erano coraggiosi e indispensabili. A che punto saremmo oggi se la BCE non avesse agito con così tanta forza? Questo dimostra anche una cosa. Quando l’Europa ha delle istituzioni forti e gli strumenti per agire, siamo tutti vincitori. È una delle lezioni che dobbiamo trarre per il dopo-crisi”.

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