Addio a Luis Sepulveda: lo scrittore cileno aveva contratto il Coronavirus ed era ricoverato da fine febbraio presso l’ospedale dell’università delle Asturie, a Oviedo. Le sue condizioni erano state giudicate gravi fin dall’inizio, quando gli fu diagnosticata una polmonite acuta. Luis Sepulveda era atteso in Italia a marzo per parlare di coraggio al festival dei piccoli e medi editori Più libri più liberi, cancellato per la pandemia. Cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile, da piccolo coltivava il sogno di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria lo spinse verso un’altra direzione, verso la poesia che era la cosa che lei amava di più. Così si riscoprì attento lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1945. Durante la presidenza di Salvador Allende si era iscritto al Partito Socialista ed era entrato a far parte della guardia personale del Presidente cileno. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è La fine della storia e l’ultima favola Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa. La produzione favolistica era iniziata nel 1997 con Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, pubblicata da Salani e poi da Guanda cui sono seguite Storia di un topo e del gatto che diventò suo amico e Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. “I protagonisti delle mie favole sono sempre gli animali e questo, come accadeva in quelle antiche, ti consente di vedere da lontano il comportamento umano per comprenderlo pienamente”. Così Sepulveda in un’intervista all’Ansa.
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