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Cinema

RECENSIONE Film Death Note a cura di Tommaso Bucciarelli

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RECENSIONE Film Death Note


RECENSIONE Film Death Note – Durante la quarantena, consigliamo di vedere questa trilogia di film

RECENSIONE Film Death Note a cura di Tommaso Bucciarelli

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Nel periodo in cui siamo costretti ad indossare le maschere per proteggerci dal male del virus, ho voluto vedere i film nel quale gli shinigami sono i dottori che ci fanno scrivere una ricetta peri i mali creati dall’uomo sul Death Note.

Trilogia di film giapponese riadattati da manga e anime, prodotti da Netflix ma ora distribuiti da Amazon Prime, durano più di due ore l’uno, con i primi due del 2006, ed il terzo del 2016; i primi due diretti da Shùsuke Kaneko, con personaggi principali interpretati da Tatsuya Fuijwara (Light Yogami), Ken’ichi Matsuyama (L) e Asaka Seto (Naomi Misora), ed il terzo sotto la regia di Shinsuke Satò con Masahiro Higashide (TsukuruMishima) e Sòsuke Ikematsu (Riuzaki).

Sottolineo che un lungometraggio è stato prodotto anche in America, ma questi sono quelli giapponesi.

Light è un universitario diligente e che vive in una famiglia ricca d’affetto, ed ha un padre del quale vuole seguire strada poiché è un integerrimo difensore della giustizia che lavora in polizia, ma sbirciando tra i suoi fogli e nel suo computer, nota come queste forze dell’ordine abbiano le mani legate, e quanti criminali riescano a non venir puniti giustamente anche se arrestati.

Light, camminando lungo una strada, trova un quaderno, e legge al suo interno delle regole tra le quali che, scrivendoci all’interno il nome di una persona, questa ha un infarto dopo quaranta secondi, ma è importante che se ne sia visto il viso. Tornato a casa, ne verifica l’autenticità uccidendo un criminale scrivendone il nome, e svela che al suo fianco c’è lo shinigami Riuk che gliene sottolinea l’utilizzo e il perché ora lei ne è proprietario, cosi Light decide di eliminare tutti quelli che creano il male cerando un nuovo mondo.

L’Interpol si accorge di queste morti tutte per infarto ed in ogni punto del pianeta, e da l’incarico al famoso collaboratore segreto sconosciuto agli ogni di tutti L, che è sempre riuscito a risolvere ogni caso.

L decide di comparire in televisione con i suo nome reale evidenziato, e sfida questo omicida che viene chiamato Kira, insultandolo e ridicolizzandolo agli occhi di tutti, garantendo che lo arresterà facendogli pagare tutto ciò che ha fatto, asserendo che nessuno può sostituirsi alla polizia che mantiene l’ordine mondiale, ma davanti a quello schermo della diretta c’è Light, che con un sorriso afferra il Death Note, e prende la penna.

Death Note è l’anime che mi ha coinvolto di più, con quella storia che rende in competizione le due visioni di giustizia arrivando a far comprendere che il giusto e sempre soggettivo.

In questi film, interpretati in maniera magistrale dagli attori che ricalcano fedelmente i personaggi dell’anime, soprattutto Ken’ichi magistrale per L, avviso gli appassionati delle prime versioni, che solo il primo in quanto a trama è molto simile, ma già là compare un personaggio femminile che si rivela importante, inesistente negli anime; dopo, viene modificata molto nel secondo, mantenendo però, come hai letto nel mio sunto, le basi delle regole descritte nel Death Note.

Il terzo, prodotto dieci anni dopo gli altri due, è totalmente inesistente negli anime, ma devo dire che riesce a mantenere gli stupori e le voglie di comprendere gli accadimenti come quelli delle versioni originali del passato, sennonché voglio consigliarti di attivare per i primissimi minuti, i sottotitoli in questo, ne scoprirai il perché vedendolo.

Interpretati benissimo tutti e tre, e bisogna che ti sottolinei che questi giovani attori, impersonano degli dei mediatici del Giappone, nel quale Kira ed L sono visti come personaggi che possono essere sconosciuti, sono immacolati, per alcuni il primo, per altri il secondo, e… che è il buono?

Devo dire che una parte della trama dissimile agli anime, è il fatto che Light diviene Kira da subito, mentre nell’anime percorre un progresso introspettivo molto più lento nelle prime puntate.
Nel film c’è anche un non esposto senso di noia che pesa sulle spalle di Light e Ryuk, avvicinando molto le due identità.

Ho fatto una recensione sull’anime in passato sul mio sito.

Nonostante siano tre titoli che mi sento di consigliarti, voglio gridare che a mio avviso, un film non può divenire un anime come un anime non può divenire film.

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