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Il premier Giuseppe Conte favorevole a un accordo M5S-Pd


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Il premier Conte favorevole a un accordo M5S-Pd.

Il premier Conte in una lunga intervista si dice favorevole a un accordo M5S-Pd. Presidente a un mese dalle elezioni regionali ancora si discute di possibili alleanze fra 5Stelle e centrosinistra in Puglia e nelle Marche. Lei che ne pensa? “Trovo ragionevole che le forze politiche che sostengono il governo provino a dialogare anche a livello regionale. In Puglia e nelle Marche presentarsi divisi espone al rischio di sprecare una grande occasione. Una sinergia anche a livello territoriale può imprimere una forte spinta per realizzare le strategie del Green deal, dell’innovazione digitale, degli investimenti nelle infrastrutture, negli asili nido e nelle scuole.

E poi queste elezioni regionali coincidono con un appuntamento storico per l’Italia. Stiamo elaborando un Recovery Plan finanziato con ingenti fondi europei che costituisce la più grande opportunità per le nuove generazioni dal secondo dopoguerra a oggi. Le Regioni saranno coinvolte in questi progetti e diventeranno anche dei centri di spesa. Ovviamente il governo non farà distinzioni di colore politico nei confronti dei governi regionali. Ma le forze di maggioranza dovrebbero avere tutto l’interesse a competere al meglio per essere protagoniste in questa partita anche a livello regionale”.

Conte perché il M5S in Puglia dovrebbero appoggiare il Pd di Emiliano che ha combattuto per 5 anni in Regione e come sindaco di Bari? “È comprensibile che dopo anni vissuti politicamente gli uni contro gli altri si accumulino contrasti e forse anche incomprensioni. Ma la politica impone di mettere sempre il bene dei cittadini al di sopra degli interessi di parte, affrontando le sfide con coraggio e generosità. Bisogna esprimere una visione strategica e guardare ai bisogni delle comunità locali non più con le lenti del passato ma con il binocolo del futuro”. Emiliano è troppo trasformista e incline a strizzare l’occhio a destra: “Non scendo nei giudizi personali e non entro nelle valutazioni delle singole situazioni locali. Sono certo però che se ci si sedesse intorno a un tavolo si potrebbero affrontare tutte le questioni e potrebbe nascere un deciso miglioramento delle liste, dei programmi, delle strategie politiche”.

Conte quali punti programmatici potrebbero indurre il M5S pugliese ad allearsi con il Pd? “Un obiettivo tra i tanti: la transizione energetica, un’assoluta priorità per la Puglia. Pensiamo a Taranto”. Anche nelle Marche M5S e Pd hanno già lanciato i loro candidati alla presidenza, che dovrebbero fare secondo Conte? “Anche lì sedersi attorno a un tavolo. Dal confronto può scaturire un progetto politico più rafforzato e più competitivo”. A quale candidato pensa? “Non è mio compito indicare le candidature. Ma confido che si possa dialogare senza irrigidimenti”. Secondo Conte che senso ha che il Pd chieda l’appoggio dei M5S e poi scomunichi la Raggi e l’Appendino? “Le scomuniche sono frutto delle fratture del passato. Il dialogo va coltivato a tutto campo e deve coinvolgere anche le candidature dei sindaci. Lavorando di volta in volta alla soluzione più competitiva e preferibile in una logica di alleanza e di interesse generale”.

Non teme intervenendo nella campagna elettorale delle Regionali di sovraesporre il governo? D’Alema lo fece e gli portò male: “Sono elezioni regionali non politiche. Ne abbiamo già affrontate in passato. Non è dare un voto al governo. Ritengo legittimo che la maggioranza trovi il modo di collaborare a livello regionale”. Se è così importante perché non muoversi prima? Non è tardi alla vigilia della presentazione delle liste? “Il voto sulla piattaforma Rousseau è un passaggio importante. L’apertura che gli iscritti hanno dato alle alleanze favorisce una svolta e apre nuovi scenari”. A Genova ha incontrato Ferruccio Sansa. Farà campagna elettorale? “Il mio ruolo mi impedisce di fare campagna elettorale. Per come la intendo io richiede un confronto diretto e costante con le persone. Farei una campagna molto tradizionale. Mi fermerei a parlare con gli elettori guardandoli negli occhi e cercando di capire i loro bisogni. Meno convegni e più strada”.

Passiamo al governo, avete fatto un bel pasticcio sulle discoteche. Prima chiuse, poi riaperte, poi richiuse: “Il governo non ha mai autorizzato l’apertura delle discoteche. Abbiamo sempre ritenuto impensabile che in una discoteca si possano mantenere distanze e indossare le mascherine. È chiaro che sono luoghi privilegiati di diffusione del contagio. Alcune Regioni, tuttavia, hanno voluto adottare protocolli sanitari ritenendoli compatibili con la riapertura delle discoteche. Abbiamo lasciato fare per alcuni giorni ma quando abbiamo constatato che la curva epidemiologica rischiava di risalire siamo intervenuti e in Conferenza delle Regioni abbiamo, ancora una volta, dato tutti prova di grande collaborazione convincendo anche i presidenti regionali più riluttanti a disporre la chiusura. Con l’occasione abbiamo garantito un intervento di sostegno finanziario per tutti gli operatori del settore”.

Cosa pensa del caos-tamponi negli aeroporti lombardi? “Tutte le realtà che ospitano aeroporti internazionali si stanno organizzando per fare tamponi non solo nelle aziende sanitarie ma anche direttamente negli aeroporti. A Fiumicino, ma anche a Venezia, le cose vanno bene. Con queste procedure hanno individuato già diversi casi positivi. Confidiamo che anche negli aeroporti della Lombardia si possano fare presto questi test”.

Si teme di non riuscire a riavviare le lezioni: “Il governo, la Protezione civile, i sindaci e i presidenti delle Province, gli uffici scolastici regionali e i dirigenti scolastici stanno profondendo il massimo impegno per il rientro. È una sfida impegnativa per il Paese perché coinvolge oltre 10 milioni di persone. Basti pensare che produciamo 200.000 banchi all’anno mentre in due mesi ne abbiamo reperiti 2 milioni e 400.000 in tutta Europa. A giorni sarà diffuso il piano di consegna delle nuove attrezzature scolastiche. Abbiamo investito oltre 2,9 miliardi di euro per la riapertura, i lavori di edilizia scolastica, l’affitto di nuovi spazi, i patti di comunità e le varie attrezzature. Rinforzeremo l’organico con 70.000 assunzioni a tempo determinato. Abbiamo autorizzato 97.000 assunzioni a tempo indeterminato di docenti, personale ATA e dirigenti scolastici. Con il meccanismo della call veloce, voluto dal governo, consentiremo spostamenti veloci per raggiungere il ruolo preferito”.

A che punto siete col Recovery Plan per accedere ai 209 miliardi europei? Quando lo vedremo? “Gli ‘stati generali’ di consultazione nazionale a Villa Pamphilj ci hanno avvantaggiato. Abbiamo elaborato un ‘Piano di rilancio’ offrendolo alla condivisione di 122 tra associazioni di categoria, parti sociali, organismi non profit, personalità varie. Ora stiamo lavorando per estrarre quei progetti che più direttamente rispondono alla logica dei finanziamenti europei che contemplano investimenti e riforme strutturali per rendere più competitivo e resiliente il Paese. Dedicheremo molta attenzione alle infrastrutture materiali e immateriali e puntiamo a investire su scuola, università e ricerca. Ne approfitteremo anche per migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione e del sistema giustizia. Intendiamo consegnare il piano in Europa a metà ottobre”.

Il Pd continua a lanciare ultimatum sul Mes: “Ricordo che si tratta pur sempre di soldi presi a prestito. Confido che i flussi di cassa rendano superfluo quest’ulteriore indebitamento. Anche in considerazione dei fondi del piano Sure e del Recovery Fund. Se mai il quadro di finanza pubblica imponesse valutazioni differenti andremo in Parlamento e ne discuteremo”. Si sente ‘indebolito’ dal voto sulla piattaforma Rousseau pro alleanze M5S-Pd? “E perché mai? Quando ho formato questo governo ho personalmente lavorato al programma. A mano a mano che discutevo coi rappresentanti delle varie forze politiche constatavo, al di là delle polemiche del passato, grande sintonia sulle priorità e gli obiettivi strategici. Di qui il mio costante auspicio perché questa esperienza di governo contribuisca a far nascere una visione di ampio respiro di cui l’Italia ha estremo bisogno. In modo da programmare interventi anche di medio e lungo periodo”.

Altri ultimatum le arrivano dal Pd sulla legge elettorale. Cosa pensa del sistema proporzionale che pare in pole position? “La riforma costituzionale che prevede un consistente taglio dei parlamentari va accompagnata da una legge elettorale fondata su un criterio di rappresentanza ben bilanciato. Le forze di maggioranza hanno optato per una soluzione di impianto proporzionale con una soglia di sbarramento al 5%. Mi sembra una soluzione equilibrata perché favorisce la pluralità della rappresentanza politica ma previene un’eccessiva frammentazione dei partiti. La questione è ora all’attenzione del Parlamento dove l’iter è avviato”. Ha sentito Mario Draghi al Meeting di Rimini? Le è piaciuto il discorso? “Sono d’accordo, in particolare, sul fatto che dobbiamo rafforzare gli strumenti per dare maggior forza e stabilità all’area dell’euro e investire con determinazione sull’istruzione e sulla ricerca per garantire un futuro migliore ai giovani”.

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