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Trasporti per i disabili – A Roma servizio nel caos

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Le macchine non bastano a coprire il servizio per tutti, così le famiglie con disabili a carico sono costrette a restare a casa

C’è chi deve recarsi a visite mediche e sedute di terapia, chi a lavoro, chi agli appuntamenti settimanali con le attività riabilitative. L’appalto del Comune di Roma alla Tundo Spa, uno degli operatori che ha in carico non solo il servizio a chiamata per disabili sul territorio della Asl Roma 1 e in parte Roma 2 ma, sempre per le categorie fragili, anche il trasporto scolastico, sta dando problemi da settembre. Le vetture a disposizione non bastano e troppo spesso capita che al telefono le richieste delle famiglie non vengano accolte. Alcune auto non partono nemmeno perché restano senza carburante. Sui disservizi della Tundo sono intervenuti i sindacati, pronti a lanciare lo sciopero: “I lavoratori non vengono pagati da maggio. Già, alla base dei disagi ci sarebbero le mancate coperture dei costi del servizio, rimasto fermo per un giorno la settimana scorsa, poi ripartito ma, stando alle testimonianze delle famiglie, ancora a singhiozzo. Chi non riesce a richiedere il trasporto con Tundo può farlo con le altre tre cooperative taxi che hanno in affidamento il servizio seppur in proporzioni inferiori. La maggior parte di queste però non è fornita di macchine con pedana, e a farne le spese quindi sono i disabili motori che necessitano di muoversi in carrozzina.

 

 

 

 

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Camminare riduce il rischio di tumore. Lo dice l’associazione italiana oncologi

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Nel 2020 saranno 377.000 le nuove diagnosi di tumori maligni in Italia. Il 40% potrebbe essere evitato adottando stili di vita sani

 

La Giornata di Fondazione AIOM (Associazione italiana oncologi medica),che si terrà a Roma domani, giovedì 29 ottobre, quest’anno accende i riflettori su “ATTIVITA’ FISICA” come stile di vita che può contribuire a ridurre sia l’incidenza di cancro nei cittadini italiani che il rischio di recidiva tumorale e di morte nelle persone che già hanno avuto una diagnosi di cancro, ad oggi oltre 3 milioni e 600.000 in Italia. No a fumo, sovrappeso/obesità, abuso di bevande alcoliche. Sì ad attività fisica regolare e dieta ricca di frutta e verdure fresche.  Il divano uccide di tumore 1000 persone l’anno, questo perché un italiano su tre è sedentario. Lo sottolineano gli oncologi della Fondazione Aiom nel corso della Giornata di Fondazione AIOM 2020 che si terrà domani ed è dedicata proprio ad attività fisica e tumori. Anche in un periodo così delicato, con palestre e piscine chiuse, fare attività fisica risulta fondamentale. L’evento di domani si svolgerà all’insegna di un webinar in diretta da Roma (su www.fondazioneaiom.it). Verranno presentate esperienze, progetti italiani ed europei finalizzati a coinvolgere cittadini e pazienti perché si muovano di più. Nonostante il COVID-19, riuscirci non è solo necessario, è anche possibile. Lo sottolinea il Mission Board on Cancer nell’ambito di Horizon Europe 2021-2027, che inserisce proprio la lotta ai tumori fra i cinque obiettivi dei prossimi anni. Lo dimostrano i primi risultati del Progetto PHALCO, che propone attività fisica su misura per i pazienti con tumore, e l’esperienza di Pagaie Rosa Onlus, il primo equipaggio italiano di dragon boat composto da donne operate di tumore al seno.

Ecco tre semplici regole da seguire in vista di un inverno difficile, con palestre e piscine al momento chiuse per COVID-19:
1) Prendersi il tempo per camminare all’aperto, con un buon ritmo, almeno 30 minuti al giorno per 5 giorni.
2) Organizzarsi con semplici esercizi di ginnastica casalinghi attraverso i numerosi corsi disponibili sul web.
3) Laddove possibile fare sempre le scale, di casa o dell’ufficio, evitando di prendere l’ascensore.

IL PARERE DEGLI ESPERTI

Rendere più equo l’accesso alla salute è l’obiettivo di Horizon Europe 2021-2027, il programma di ricerca e innovazione più ambizioso finora finanziato dalla Commissione Europea che ha identificato la lotta al cancro fra le cinque missioni-chiave per i prossimi sette anni. Molti tumori possono essere evitati migliorando gli stili di vita, a partire proprio da un maggior esercizio fisico – osserva Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente Mission Board for Cancer – Il cancro diventerà la prima causa di morte nel 2030 e tutti i Paesi devono mirare alla prevenzione primaria, cercando di cambiare gli stili di vita individuali, oltre che anticipare le diagnosi, migliorare la qualità della vita dei malati e sostenere i pazienti anche dopo le terapie. L’obiettivo di Mission Board for Cancer, che ha come slogan ‘Cancer, mission possible’, è salvare più di 3 milioni di vite entro il 2030: aumentare l’attività fisica in tutta la popolazione e nei pazienti dopo la diagnosi è uno dei mezzi per riuscirci”.
“L’American Cancer Society (ACS), recentemente, ha aggiornato le linee guida per la prevenzione oncologica, raddoppiando il tempo da dedicare al movimento – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Il documento dell’ACS esorta gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. Le precedenti linee guida consigliavano fino a 150 minuti di attività fisica moderata o fino a 75 minuti di attività fisica intensa a settimana. Il movimento, oltre a una riduzione della mortalità per cancro, determina anche un miglioramento della qualità della vita nelle persone che hanno già avuto la diagnosi, aiutando a contrastare gli effetti collaterali delle terapie e a vincere l’ansia e la depressione”.
Anche nei pazienti, infatti, il movimento può essere decisivo per migliorare la prognosi e affrontare al meglio la malattia: gli stili di vita salutari riducono fino al 30% il rischio di recidiva di tumore e riducono il rischio di comparsa di un secondo tumore diverso dal primo. Proprio per questo Fondazione AIOM sostiene il progetto Operazione PHALCO (PHysicAL aCtivity for Oncology), che sarà presentato nel corso della Giornata di Fondazione AIOM.
“Il progetto si è sviluppato sull’onda di un’esperienza già avviata da oltre dieci anni – racconta Attilio Parisi, Rettore dell’Università degli Studi di Roma ‘Foro Italico’ –. Proponiamo a pazienti con una diagnosi di tumore quattro mesi di attività fisica su misura, attraverso incontri che, a causa della pandemia COVID-19, sono stati pensati online anziché in presenza, per erogare il servizio garantendo la massima sicurezza ai malati, soggetti fragili per definizione. Gli obiettivi del progetto sono di valutare se l’esercizio fisico sia utile anche in chi ha già un tumore, migliorandone, in maniera immediata, anche la qualità di vita. Per esempio, valutare se i pazienti sottoposti a chemioterapia, grazie all’esercizio fisico, sopportano meglio i farmaci e possono non avere i disturbi del sonno che tipicamente compaiono durante le terapie”. 
“Oggi in Italia ci sono oltre 30 equipaggi e organizziamo gare a cui partecipano pazienti di ogni età – racconta Maria Grazia Punzo, presidente di Pagaie Rosa Onlus –. Il nostro sport ha effetti positivi sulla salute, perché il movimento ritmico e regolare delle braccia favorisce un linfodrenaggio naturale che è utilissimo nelle donne a cui sono stati asportati i linfonodi, perché contrasta la comparsa del linfedema delle braccia che le rende gonfie e dolenti. Inoltre, la dragon boat è uno sport di squadra con un simbolismo speciale: siamo letteralmente tutte insieme sulla stessa barca, sappiamo di poter contare sulle altre se una di noi è stanca, ci facciamo coraggio a vicenda. Praticando sport possiamo tornare ad avere fiducia in un fisico che ci ha ‘tradite’ con la malattia e restituisce una progettualità anche a chi si sta curando: allenarsi con l’obiettivo di partecipare a una gara è una grande occasione di benessere psicologico. Perché non può esserci un vero recupero fisico se non tornano i pensieri positivi”. “La consapevolezza dell’importanza e dei vantaggi dell’attività fisica deve aumentare, nella popolazione e anche fra i medici – conclude Gori –. Soltanto 3 italiani su dieci hanno ricevuto dal medico o da un operatore sanitario il consiglio di praticare un’attività fisica, fra chi è sovrappeso la quota non raggiunge il 40% e in chi ha patologie croniche non si arriva al 45%. C’è quindi ancora da fare perché tutti capiscano quanti benefici sono possibili con l’esercizio regolare”. 

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