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La confessione shock del trapper: “Il bengalese ha preso 30 euro per farsi picchiare”

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La confessione shock del trapper
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La confessione shock del trapper che ha dichiarato che lui e la sua band, non hanno picchiato i rivali e il calcio al bengalese era finto

La confessione shock del trapper – Qualche settimana fa, una banda di cantanti trapper, è finita in manette per aver svolto una missione punitiva ai danni di una band rivale e per aver dato un calcio da kick boxing a un uomo del Bangladesh senza alcun motivo. A loro carico, ci sono accuse per violenza privata, sequestro di persona propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, a emetterle è stato il pm Erminio Amelio. Su Youtube, è presente un video e nella ricostruzione si evince che il gruppo è andato nella sala di registrazione della band capitanata da Gallagher e Ski, li hanno fatti inginocchiare e gli hanno buttato addosso benzina e amuchina in segno di sfregio.

DIFESA

La band in questione, si è difesa dichiarando al gip altre cose, di “essere andati nella sala di registrazione, per farsi ridare dei vestiti che un loro conoscente aveva prestato a Gallagher e a quel punto di aver rifilato qualche schiaffo ma niente di più“. Inoltre, hanno aggiunto di “non aver registrato e pubblicato il video in questione ma che è stato girato da altri”. Ma il gip non ha creduto alle loro parole e che il video in questione in realtà, sarebbe stato pubblicato da loro per ottenere del gradimento da parte dei suoi sostenitori per aver usato violenza e umiliazione nei confronti della band. Mentre per il calcio dato all’uomo del Bangladesh, avrebbero confessati di aver inscenato tutto con l’uomo complice: “La scena ci serviva per un video musicale, abbiamo pagato 30 euro l’uomo del Bangladesh per farsi picchiare”. Il gip però, non ha creduto alle loro parole e ha confermato per tutti e 4 gli arresti domiciliari.

ROMA – Coronavirus, ipotesi chiusura Spagna e Flaminio nel weekend

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L’ultima telefonata di Maradona al fratello: “Mi tengono qui chiuso, io voglio uscire”

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Maradona


Continuano gli interrogativi sulla morte del campione argentino. Il racconto del fratello

A cinque giorni dalla scomparsa del grande campione argentino non si placano le polemiche. Dopo le accuse di negligenza e omicidio colposo nei riguardi del medico che seguiva l’ex calciatore, prende ora parola Hugo Maradona, fratello minore del pibe de oro,  a sua volta ex calciatore. Intervistato da Barbara D’Urso durante il suo programma domenicale, Hugo ha raccontato come viveva Diego durante la convalescenza post operatoria. “L’unico che gli stava accanto è mio nipote, che per lui era come un figlio. Lo affiancavano infermiera e dottore, ma non voleva nessuno in camera. Non so cosa sia successo e mi auguro che non sia stata trascurata la sua vita, o che ci sia stato qualche errore da parte dei medici. Ora ci sono le indagini, ci penseranno gli avvocati e la polizia in Argentina, se è vero quello che stanno dicendo mi fa il doppio del male perché non meritava di esser lasciato solo. Quello che mi sembra strano è che quando hanno chiamato l’ambulanza non è stato detto il nome di mio fratello, né il medico ne l’infermiera hanno fatto il nome di Maradona“. E sulle critiche legate alla condotta di vita del fratello ha preferito glissare: “Mio fratello si è fatto male da solo, mai ad altri. Parlare così di chi non si può difendere non è bello”, ha affermato.

L’ultima strana telefonata di Diego Maradona al fratello

Hugo, che vive in Italia, non ha potuto dare l’addio al fratello a causa delle problematiche di viaggio legate all’attuale pandemia da Coronavirus. Intervistato dalla rivista portoghese Caras, ha dichiarato di essere venuto a conoscenza della morte del fratello in modo del tutto inaspettato. “Ero uscito a comprare le sigarette, e il negoziante mi fece le  condoglianze. Lo ringraziai, ma non capii di cosa stesse parlando. In macchina mi chiamò mia figlia da Miami, mi chiese dove ero e cominciò a piangere. Mi disse di fermarmi perché doveva darmi una notizia. Le chiesi se fosse incinta. Lei invece mi disse: no papà, è morto lo zio. Non so neanche come ho fatto  a guidare fino a casa“. Hugo aveva parlato col fratello per l’ultima volta la domenica precedente; in quell’occasione Diego gli aveva detto una cosa strana. “Mi tengono qui chiuso, io invece voglio uscire”. “Io gli avevo risposto che presto sarei andato a fargli compagnia. Abbiamo litigato per 22 anni per cose futili. Ci scontravamo, ma era il nostro modo di dire che ci volevamo bene. Quando potrò tornare in Argentina andrò a trovarlo“, conclude Hugo.

 

 

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