Stato di emergenza umanitaria, Covid e elezioni: quali conseguenze per l’Italia?

Stato di emergenza umanitaria, il premier Mario Draghi risponde alle preoccupazioni dei cittadini

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Stato di emergenza umanitaria. Tre parole, le prime due soprattutto, che stanno creando molto scalpore in queste ore in Italia. Ma come, si chiede qualcuno, neanche è finita l’emergenza Covid che ne comincia un’altra? Non è che le due cose sono collegate? La preoccupazione c’è ed è tangibile. Cerchiamo quindi di fare chiarezza. Spiegando, a partire dalle parole del premier Mario Draghi, in cosa consiste concretamente questo nuovo stato di emergenza.

Il Consiglio dei Ministri lo ha dichiarato, all’unanimità, lo scorso 28 febbraio. Esso fa parte del dl con le misure relative all’andamento del conflitto in Ucraina. In pratica, verrà incrementato il soccorso e l’assistenza sul territorio nazionale ai profughi in cerca di salvezza verso l’Europa. Operazioni non semplici e che richiederanno diverso tempo. Per questo, è stato stabilito che l’emergenza resterà in vigore fino al 31 dicembre 2022. Lo stesso Draghi ha illustrato le misure ieri in Senato. Spiegando che l’Italia si attiverà in maniera ancora più massiccia, “sia attraverso le principali organizzazioni umanitarie attive sul posto che con donazioni materiali“.

Il premier ha poi precisato sugli scopi dell’iniziativa: “Stiamo compiendo un impegno di solidarietà. Per gli italiani quindi non ci sarà alcuna conseguenza. Nemmeno per quanto riguarda la fine dello stato di emergenza per il Covid, che resterà fissata al 31 marzo“. L’Italia insomma non sta per entrare in guerra, che, Costituzione alla mano, ripudia. E le elezioni politiche, previste per il 2023, si terranno regolarmente e non saranno rinviate, come paventato da qualcuno in queste ore. Gli italiani possono stare tranquilli.

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