A Roma, i giochi di potere nella sanità stanno scuotendo le fondamenta: la Regione Lazio ha appena rivisto i criteri per nominare i vertici delle ASP, allargando la rete di candidati e allentando i requisiti, mentre il caos attorno al Sant’Alessio si intensifica.
Questa mossa arriva come una scossa inaspettata, proprio mentre la governance dell’istituto Sant’Alessio è nel caos dopo le dimissioni del direttore Massimo Canu, lasciando i romani a chiedersi chi prenderà il comando in un momento così critico. Le ASP, che gestiscono servizi essenziali in quartieri come il centro storico e le periferie di Roma, ora potrebbero vedere facce nuove ai vertici, con regole meno rigide che potrebbero accelerare le nomine.
Ma non tutti sono convinti che questo sia un passo avanti. “Stiamo cercando di rendere il sistema più dinamico e inclusivo, per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini”, ha dichiarato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, durante una recente conferenza stampa. Le sue parole riecheggiano nei corridoi degli ospedali romani, dove il personale è già sotto pressione.
Intorno al Sant’Alessio, nel cuore di Roma, l’urgenza è palpabile: con Canu fuori, i pazienti e gli operatori locali temono ritardi nei servizi, e la città intera si interroga su come queste modifiche influenzeranno la qualità delle cure. Le strade affollate di Roma, da Trastevere a EUR, stanno già mormorando di possibili favoritismi nelle nuove selezioni.
Cosa succederà ora? Con queste regole più flessibili, il futuro delle ASP resta in bilico, e i romani non possono fare a meno di domandarsi se questa rivoluzione porterà più efficienza o solo nuovi conflitti.