Una lunga battaglia giudiziaria si è chiusa con il riconoscimento della malattia professionale: l’esposizione all’amianto nelle officine Cotral è stata collegata al tumore che ha causato la morte di un lavoratore. La vedova ha ottenuto una decisione favorevole definitiva contro l’Inail.
Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, la sentenza d’Appello ha confermato il diritto della donna a ricevere il risarcimento dall’istituto. Il passaggio centrale del procedimento riguarda la “natura professionale della malattia”, riconosciuta dai giudici dopo un contenzioso durato a lungo.
Il caso non consente di trasformare una singola decisione in una valutazione generale sulle condizioni di tutte le officine Cotral. Ma restituisce con chiarezza il peso di una prova spesso difficile da sostenere: dimostrare, anche a distanza di anni, il rapporto tra un’attività lavorativa e una patologia grave.
Per la famiglia, la sentenza arriva dopo la perdita e dopo un percorso giudiziario che ha richiesto tempo, documenti e accertamenti. Il risarcimento non cancella il lutto, ma rappresenta il riconoscimento istituzionale che quella malattia non può essere considerata soltanto una vicenda privata.
Amianto sul lavoro: cosa riconosce la sentenza
La decisione riconosce, per il caso esaminato, il legame tra l’esposizione all’amianto nelle officine Cotral e la malattia che ha portato alla morte del lavoratore. L’Inail è stato condannato a risarcire la vedova e la pronuncia, secondo le informazioni disponibili, è diventata definitiva.
Il significato più ampio riguarda la tutela concreta dei lavoratori esposti a sostanze pericolose: prevenzione, tracciabilità delle mansioni e tempi della giustizia diventano decisivi quando gli effetti sulla salute emergono molti anni dopo. La domanda che resta aperta è se il sistema riesca davvero a proteggere per tempo chi lavora in ambienti a rischio, invece di intervenire soltanto quando il danno è ormai irreversibile.
